Repubblica è un giornale di fogna?

non possono pubblicare un articolo sul video dei mostri nelle fognature e farlo passare praticamente per vero.

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/mostro-fogne/mostro-fogne/mostro-fogne.html?ref=hpspr1

vedi il video e ti servono 5 secondi per capire che è una colonscopia.. o quantomeno (dal movimentodell’acqua) capisci che è una MICRO-camera in un tubino molto piccolo.. quindi certo non una fognatura.

ok che è estate e tutti devono fare audience.. ma consideriamo bene da dove arrivano le credenze che abbiamo.

Repubblica fa (e ne ha fatti una marea e continua a fare) una manipolazione tremenda.

purtroppo gli altri giornali non sono da meno. purtroppo purtroppo le TV sono estremamente peggio.

Articoli correlati:

  1. Colpo di stato (di velluto) in Repubblica Ceca sulla questione radar?
  2. non è facile trovare sempre un sorriso, e la repubblica illuminata
  3. PETIZIONE ON LINE CONTRO L’ISTALLAZIONE DELLA BASE RADAR DEGLI STATI UNITI IN REPUBBLICA CECA
  4. L’umanista: il giornale che devi leggere!
  5. Il 4 luglio Marcia Lenta sulla Repubblica Ceca
  6. Il giornale che vorresti

Inno della Marcia Mondiale

amici, dall’equipe internazionale musica e concerti arriva unanime l’inno ufficiale della Marcia!!
non è stato facile.. potete capire.. una canzone, musica, testo e arrangiamento che potesse andare bene per tutti in ogni occasione.

arriva da Bogotà! (l’ombelico del mondo!!)

hanno già realizzato un magnifico videoclip (è in spagnolo ma stiamo preparando le traduzioni e cercando i migliori artisti per ogni nazione per ricantarlo)

che dite?

non so.. secondo me manca qualcosa.. tipo un simbolo della pace.. che ne so .. una colomba bianca…

:p

Articoli correlati:

  1. La Mappa della marcia Mondiale
  2. la Marcia Mondiale su Facebook
  3. Domenica 22 Sciopero mondiale della Fame
  4. anche Richard Stallmann aderisce alla Marcia Mondiale
  5. Dario Fo aderisce alla Marcia Mondiale
  6. Marcia Mondiale in Spagna: Pedro Almodovar!

missione “1+1 = 10.000″

missione10000

cari amici della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza (iscritti a Facebook)

è arrivato il momento della nostra prima missione “impossibile”, con la possibilità ditrasformarsi da Pazienti ad Agenti

in 15 giorni siamo arrivati a quota 5.000

ora abbiamo 2 giorni per raddoppiare ed essere 10.000

i nostri laboratori matematici hanno scoperto questa prima formula di “distruzione di mondo”: 1+1 = 10.000 / 5.000
quindi basterebbe che ognuno di noi invitasse anche solo un amico/a ad aderire a http://www.facebook.com/MarciaMondiale

Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

seriamente: non ci interessano i giochini di marketing, nessuno di noi ci guadagna nulla nel promuovere la Marcia Mondiale (se non gratificazione spirituale)
ci interessa arrivare in tempo utile ad informare la maggior parte degli abitanti del pianeta (dell’Italia in questo caso) del progetto della Marcia, così da poter dare a tutti la possibilità di scelta: in che direzione vuoi andare?

purtroppo non contiamo su grandi mezzi finanziari e mediatici… dobbiamo puntare soprattutto sul passaparola e sulla volontà personale.

abbiamo considerato che se a breve saremo in 10.000, i meccanismi di Facebook potrebbero far sì che la diffusione della Marcia vada da sola, e raggiungere senza troppa fatica i 100.000 aderenti per settembre! e lì lanciare massivamente i centinaia di eventi in organizzazione in tutta italia.

che ne dite? accettate la missione?

MM-0
http://www.facebook.com/MarciaMondiale

PS: al termine sarà rilasciato un riconosciuto attestato di Agente MM-1 :)
PS2: quiz subliminale: cosa hanno in comune un delfino e una vacca?

Articoli correlati:

  1. la Marcia Mondiale su Facebook
  2. Marcia Mondiale in Spagna: Pedro Almodovar!
  3. su radio Lifegate
  4. Serata Missione in Congo
  5. in marcia verso la pace

la Marcia Mondiale su Facebook

amici

da oggi la pagina della marcia su Facebook è raggiungibile semplicemente con l’indirizzo:
http://www.facebook.com/MarciaMondiale

chiediamo una mano a tutti quelli che vogliono attivamente fare qualcosa per la Marcia e che usa regolarmente Facebook: non dovrebbe essere difficile aiutare nella diffusione di questa pagina e dei suoi contenuti!

l’obiettivo è raggiungere il massimo numero di amici PRIMA di settembre, così che potremo tenere tutti informati sugli eventi e notizie della marcia.

per farlo basta semplicemente, ogni tanto, fare CONDIVIDI e MI PIACE e lasciare dei COMMENTI sulla pagina e i contenuti di http://www.facebook.com/MarciaMondiale

grazie

Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

Articoli correlati:

  1. Marcia Mondiale in Spagna: Pedro Almodovar!
  2. missione “1+1 = 10.000″
  3. 10 ragioni per partecipare alla Marcia Mondiale
  4. anche Richard Stallmann aderisce alla Marcia Mondiale
  5. Amici di Facebook
  6. Inno della Marcia Mondiale

le gambette di Michael Jackson, Prince e James Brown

i miei tre miti del sexy-soul-funky-dance in un video unico:

ps: il funerale di Michael Jackson sarà tutto in moonwalk

Articoli correlati:

  1. Trailer del nuovo film di Michael Moore
  2. Il piano di Michael Moore per risolvere il caso di Wall Street
  3. James Bond al parco…
  4. Beatbox: i Naturally 7 (cosa non si fa con la voce! :)
  5. Video finale del Forum Umanista Europeo a Lisbona
  6. VIDEO IMPRESSIONANTE SULLA GUERRA IN IRAQ

su radio Lifegate

safe_image.phpè online la trasmissione di registrata sul “Magic Bus” di Radio Lifegate per le vie di Milano, con i vostri eroi a parlare di Marcia Mondiale e di suoni armonici con il pianeta.

guarda qui: http://www.lifegate.it/passengers/2009/06/23/marcia-mondiale-della-pace-e-della-nonviolenza-puntata-n163-del-23-giugno-09/

buon ascolto e.. sintonizzati!

Articoli correlati:

  1. Una Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
  2. Juventus e Inter in Marcia per la Nonviolenza
  3. Marcia Mondiale in Spagna: Pedro Almodovar!
  4. faccio domande. faccia da risposte?
  5. la Marcia Mondiale su Facebook
  6. missione “1+1 = 10.000″

Il Times e Berlusconi: macché Noemi

sono sicuro che il riprodurre questo articolo ti potrebbe sconvolgere, probabilmente perché tu mi credi un anti Berlusconi ad oltranza, additandolo come l’unico nostro problema .. ah ah h. ebbene: seppure consideri il sig. Berlusconi un pessimo politico, un imprenditore mafioso, un ottimo intrattenitore da balera e non gli farei educare mio figlio (in pratica se ne poteva ben stare a fare il palazzinaro / televisionaro con le sue letteronze e tutti felici con la tv spenta), ho sempre cercato di far notare che lui non viene dalla “scuola dei cattivi”… ovvero non viene dal sistema finanziario internazionale.

è sempre stato un po’ un punto di rottura.. una contingenza uscita (o lasciata uscire) perchè.. come Bin laden ai suoi tempi, serviva ad uno scopo. è verosimilmente arrivato patteggiando con la mafia e costretto alla politica per salvarsi dalla galera, in un momento in cui era necessario smantellare la vecchia classe politica, troppo chiusa e avversa alle speculazioni internazionali (di poteri cioè _esterni_ all’italia). molto probabilmente il destinatario di tali manovre doveva essere il centro sinistra.. ma il B. è uscito dal nulla.. e da lì il “patto segreto” di non belligeranza e alternanza al potere. da un lato il centro sx a privatizzare e dare tutto in mano al “libero mercato”, dall’altro B. a farsi le leggi per non andare in galera.. davvero un bella coppia!

Paolo Barnard, giornalista che stimo molto, sintetizza abbastanza bene la situazione e condivide il mio pensiero in questo articolo che qui condivido.

meditate bene su quanta ciccia c’è in ballo… rimane l’annosa questione del se ci piace di più la padella o la brace.

Il Times e Berlusconi: macché Noemi

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Che il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e “buffone sciovinista”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all’intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.

Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali.

Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.

Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times. C’è un’ipotesi ragionata (e qui documentata) che vale la pena considerare e ve la propongo come riflessione. Naturalmente, seguendo lo schema Suharto, per l’establishment degli investitori internazionali non è altrettanto facile sbarazzarsi di Berlusconi. Un dittatore al tuo soldo lo sciacqui giù dal lavandino con relativa semplicità, basta chiudere i rubinetti che lo foraggiano. Per un leader democraticamente eletto le cose sono molto più complesse. Di mezzo c’è la sua gente (noi) che ahimè lo vota, e continua a votarlo. In quei casi la strategia è altra, e nel mondo anglosassone si chiama ‘character assassination’. Lo si dipinge sui maggiori media compiacenti come uno scandaloso incapace, si fanno cordate con alcuni media dell’opposizione interna, e si spera che in tal modo egli ne riceva un danno elettorale. Ma soprattutto gli si manda un messaggio, chissà mai che non si ravveda. Purtroppo per i manovratori, in questo caso hanno a che fare con gli italiani, e questo non l’avevano previsto. Ma continuiamo.

Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet; ne discussi molto seriamente una sera con l’ex magistrato del pool Gherardo Colombo, che già ne sapeva qualcosa. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l’Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.

Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapporto dove si legge “Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro (due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica del Libero Mercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornire le tangibili riforme dell’ostinata burocrazia statale italiana” (1). Parole che trovano eco su decine di pubblicazioni della destra economica europea, sigle troppo oscure per questo contesto, ma tutte improntate a un senso di delusione verso le politiche economiche di Silvio. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo” (2). Da notare che siamo nel 2006, a poco dall’avvento del governo Prodi, che riceverà in quegli anni il plauso di una ridda di fanatici del Libero Mercato, come il Fondo Monetario Internazionale, e il motivo c’è: Prodi alla Commissione Europea fu uno dei falchi del Liberismo economico, e nella stanza dei bottoni sapevano bene a quel punto che per ottenere le radicali riforme del lavoro e della finanza, in Italia era sui dalemiani che bisognava puntare, visti i tentennamenti di Silvio. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulteriori privatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”. (3)

Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana, presente anche Gianfranco Pasquino (ops!). Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropes’ di politica economica nel prestigioso ateneo, che dopo aver ricordato i compiti futuri del bravo Prodi, dice: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. (4) Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” (5). Il fuoco di sbarramento contro il ‘disobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA, e proprio guarda caso allo scadere del breve mandato Prodi. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnale di mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLM volevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righe di plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è necessario” (6)

Alitalia non va giù agli investitori internazionali, e infatti non poteva mancare la regina dei loro quotidiani, il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” (7). E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri” (8) E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” (9).

Ricordo a questo punto, per chi si fosse perso, che questo coro martellante che pronuncia sempre le parole magiche ‘riforme’ e ‘Liberismo’, altro non chiede se non la solita ricetta precedentemente descritta: privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (come peraltro leggibile nelle dichiarazioni riportate). La ricetta, cioè, che di noi persone e del nostro sangue versato se ne fotte, e che pretende solo una cosa: Unlimited Corporate Profits. Ne è un esempio brillante una delle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (leggi il Tesoro USA) fatte all’Italia allo scadere del 2008, altro rimbrotto al Cavaliere. E’ profferta con un linguaggio omeopatico, ma la si può leggere fra le righe: “Gli autori apprezzano in Italia gli sforzi per diminuire la disoccupazione (nota dell’autore: si preoccupano dei nostri senza lavoro?). Gli autori incoraggiano una seconda tornata di riforme del mercato del lavoro, per rafforzare il legame fra redditi e produttività (nda: vale a dire il valore e la qualità di vita della persona misurato unicamente in termini di contributo al profitto altrui). Gli stipendi devono adeguarsi alle differenze regionali (nda: gabbie salariali, su cui il FMI insiste da tempo), il lavoro a tempo indeterminato deve essere più flessibile (nda: già praticamente non più in offerta, qui si chiede che sostanzialmente scompaia), in tandem con una rete di ammortizzatori sociali maggiorati (nda: ci risiamo, socializzare i danni e privatizzare i profitti, cioè lo Stato paga per la disperazione dei lavoratori, le aziende licenziano e si ri-quotano in borsa).” (10) Questa abiezione sociale è ciò che realmente si cela dietro alla parola ‘riformismo’ (Rutelli, Prodi e D’Alema + seguaci prendano nota).

Ma torniamo a Silvio Berlusconi. L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” (11).
v Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.

E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.

Nota a margine per l’Egregio direttore del Times:

“Sir, non mi risulta che negli anni cha vanno dal 1997 al 2007 il Suo giornale abbia mai usato termini così aggressivi per Mr Tony Blair, PM, mentre si rendeva corresponsabile di crimini contro l’umanità (Turchia, Timor, Ex Yugoslavia, Iraq, Palestina, Afghanistan…) e di alto tradimento della patria mandando a morire truppe britanniche su basi mendaci, oltre ad aver ridotto le classi disagiate della Gran Bretagna a livelli di povertà “pre-Vittoriana” (The Guardian), tanto che l’organizzazione Medecins du Monde ha dovuto aprire delle tende-cliniche di strada in diverse periferie urbane britanniche. Gradirei una spiegazione, Sincerely Yours, Paolo Barnard”

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=116
17.06.2009

Note:

1) Stockholm Network, THE STATE OF THE UNION: MARKET-ORIENTED REFORM IN THE EU IN 2004
2) The Economist 7/01/2006
3) Der Spiegel 30/01/2006
4) April 20, 2006, Harvard Gazette
5) The Economist, Apr 3rd 2008
6) WSJ MARCH 25, 2008
7) Financial Times, Sep 22 2008
8) FT, October 18 2008
9) FT, May 28 2009
10) INTERNATIONAL MONETARY FUND ITALY: Staff Report for the 2008 Article IV Consultation. Prepared by Staff Representatives for the 2008

Articoli correlati:

  1. La verità dietro il caso Berlusconi-Noemi-Letizia
  2. I primi 100 giorni di Berlusconi III: cosa ha fatto?
  3. Silvio Berlusconi e l’Italia Cattolica degli italiani
  4. alcune considerazioni di amici sulle votazioni e il “rischio berlusconi” e il non voto
  5. Citizen Berlusconi: il film che forse non hai ancora visto
  6. Quando Berlusconi piangeva per la morte degli immigrati

Berlusconi e la mafia: da 30 anni un connubio vincente

penso non ci sia nulla di nuovo nel parlare di queste cose: la mafia è nel DNA di buona parte dell’economia mondiale (italiana soprattutto).. per qualcuno essa non esiste neanche .. di fatto quando una cosa è “normale” coem l’aria.. l’aria esiste?
dopo la condanna di Andreotti (che è stato dichiarato COLPEVOLE, ma la sentenza è andata in prescrizione) per collusione con la mafia, direi che qui oggi c’è da fare una sola cosa: votare in massa Di Pietro e tutti coloro che sono apertamente e realmente attivi contro ogni tipo di mafia e di infiltrazione mafiosa.
chiunque abbia il minimo di esitazione a riguardo dovrebbe essere essere lasciato in pace.. vuol dire che è (purtroppo per lui/lei) già colluso e rischierebbe la propria pelle a solo ammettere che la mafia esiste (chi non ha visto la Moratti ad Annozero dichiarare che al “nord” la mafia non esiste? vedi video ah ah )

lo so la missione sembra impossibile.. ma ci sono speranze: De Magistris è stato eletto con una marea di voti. Falcone e Borsellino e tantissimi altri giudici sono lì che aspettano solo che noi ci ricordiamo di loro.

ora guarda questo video..così giusto per risollevarti il morale un po’…
ricordati che D’Alema e amichetti nel 1994 hanno fatto un patto con Berlusconi di reciproca “non belligeranza”.. con l’interesse del bipolarismo e dell’alternanza al governo… chiaro?

Articoli correlati:

  1. I CATTIVI NON SIAMO NOI
  2. La verità dietro il caso Berlusconi-Noemi-Letizia
  3. 37 anni di Movimento Umanista
  4. Silvio Berlusconi e l’Italia Cattolica degli italiani
  5. Berlusconi merita rispetto!!
  6. I primi 100 giorni di Berlusconi III: cosa ha fatto?

Citizen Berlusconi: il film che forse non hai ancora visto

diversi anni fa (nel 2003.. 6 anni fa!!) negli Stati Uniti hanno realizzato questo documentario, qui presentato in forma integrale con i sottotitoli in italiano. L’avevo sicuramente già segnalato e diffuso.. ma credo che mai come oggi sia interessante vederlo con attenzione.

Interessantissime le parole di Carlo Freccero sulla modalità di sviluppo “artistico” del gruppo Mediaset (in pratica tette e culi a colori) con l’interesse esclusivo di creare spettatori consenzienti.

Se poi il nostro “ma va là” Ghedini prende per il culo chi accenna alla possibilità che il Corriere della Sera possa essere filogovernativo.. qui troverà buone testimonianze.

Infine le parole di Biagi, che ricordano, per chi non lo avesse mai saputo, che la “discesa in campo” di B. è stata necessaria per non essere fatto fuori.. penalmente parlando.. chissà se correva anche altri pericoli… da qui si spiega perchè coglie spesso l’occasione per dichiarare tipo “a me non piace quello che faccio – replica il Cavaliere – lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio. Sono disperato…”

buona visione e buona meditazione

Articoli correlati:

  1. La verità dietro il caso Berlusconi-Noemi-Letizia
  2. La Bussola d’Oro: un film da vedere
  3. Il Times e Berlusconi: macché Noemi
  4. Berlusconi merita rispetto!!
  5. come un film ti prepara al futuro, quanto buca un’atomica e il bello di essere ricchi :)
  6. il 26 aprile arriva il film “Il Saggio delle Ande” (film su Silo)

Trailer del nuovo film di Michael Moore

uscirà il 2 ottobre (chissà se per quel giorno avrà aderito anche lui alla Marcia Mondiale!

se non capisci quello che dice.. in sintesi: “siamo in un momento di crisi molto acuto.. e anche tu potresti fare qualcosa… perchè non arraspi nel fondo delle tasche e doni qualche dollaro alle varie JP Morgan, Citigroup, etc (NOTA: gruppi bancari tra i più grandi attori della crisi finanziaria mondiale)? l’hai già fatto perdendo tutti i tuoi risparmi, mi dirai.. ma dai qualcosa ancora.. vedrai che ti farà .. SENTIRE BENE”

grande Michael

Articoli correlati:

  1. Il piano di Michael Moore per risolvere il caso di Wall Street
  2. Posizione del Nuovo Umanesimo sull’elezione del nuovo presidente USA Barack Obama.
  3. Anno nuovo, Locale nuovo, Sito Nuovo
  4. Io sono Leggenda: un film inutile
  5. Il Nuovo Secolo Americano
  6. il 26 aprile arriva il film “Il Saggio delle Ande” (film su Silo)

Appello ai militanti del Partito Democratico: impedite che vi sfascino il partito!!!

condivido questo articolo di Jacopo Fo. PREMESSA: ammetto di conoscere brava gente dentro il PD.. ma li considero come i bravi preti e frati di cui spesso penso: “ma come fate a stare dentro una struttura così disumana e decaduta come quella della Chiesa Cattolica?” se non fosse che l’attuale “centro-sinistra” ha delle origini alquanto contradditorie (il famoso “accordo” col Berlusconi nel 1994, quando gli promisero che mai avrebbero toccato le sue televisioni e i suoi interessi… avrete visto il film Viva Zapatero.. se no guarda questo video):

D’Alema è colui che ha guidato la guerra in Jugoslavia, respinto gli immigrati albanesi.. Fassino l’avrete visto a Report nella puntata di Report del 2003 sul WTO (e da allora lo considero meno di … beh sempre più di Borghezio, Bossi, Alfano etc… mannaggia che brutti personaggi)…

(articolo tratto da http://www.jacopofo.com/appello-partito-democratico-dalema-berlusconi-sinistra-ecologia )

Cari amici, non sono del PD ma ho a cuore il destino del vostro partito. Dal rinnovamento del PD dipende gran parte di quel che succedera’ in Italia (vedi sotto).

Quindi mi sento in dovere di avvertirvi che e’ in atto un piano molto pericoloso.
E’ partita su Repubblica un’operazione mediatica che pare proprio una manovra concertata per appoggiare una nuova ascesa di D’Alema.
Sono usciti con grande risalto due articoli di seguito che non si riferiscono a nessuna notizia. Inventano essi stessi la notizia: si mormora che D’Alema potrebbe ricandidarsi alla presidenza del PD.
Una NON notizia che viene data con un risalto enorme.
Chiaro segno che gatta ci cova.
Il contenuto degli articoli e’ a mio parere spaventoso.
Mercoledi’ 10 giugno si anticipa che il leader piu’ triste del centro sinistra voglia spaccare il PD, ritornare a due partiti divisi, per agganciare Casini e rilanciare una grande alleanza contro Berlusconi.
Magari con D’Alema come segretario nazionale del partito rosso pallidissimo, quasi rosa.
Spaventoso!
Venerdi’ 12 si ripropone come una notizia da prima pagina la stessa sbobba. La notizia e’: ”Pd, l’offensiva di D’Alema ‘Io leader? extrema ratio’” con un’aggiunta: D’Alema “Da’ lo stop a Debora Serracchiani (contro la quale si scatenano molti big Popolari)”.
La Debora e’ quella fanciulla che ha incassato piu’ voti di Berlusconi in Friuli, dopo aver sbancato sul web con un suo discorso contro i leader del PD e mostrato uno stile nuovo scontrandosi con la Brambilla a Ballaro’.
La Debora e’ la speranza oggi per il PD. Veltroni l’ha capito e parla di rinnovamento della dirigenza del partito.
Evidentemente e’ in corso uno scontro durissimo. Uno scontro di culture: alcuni si dedicano all’alchimia delle formulette politiche invece di parlare dei problemi del Paese, di costruire una vera opposizione e un vero controllo di massa sulla legalita’ di politici e amministratori, riformare il Paese, liberarlo dal giogo della burocrazia.

La battaglia ovviamente non si risolvera’ nei retrobottega.
Tutto dipendera’ dalle persone che si sono recentemente impegnate nel PD sperando nel rinnovamento e nella possibilita’ di mettere al centro della costruzione di questa neonata forza politica la concretezza che parte dalle realta’ locali. In questo settore il PD puo’ vantare molte esperienze di grandissimo valore. Sono parecchi i comuni dove sindaci e assessori del PD stanno portando avanti grandi cambiamenti e iniziative rivoluzionarie sul piano ecologico, sociale e del coinvolgimento diretto dei cittadini (vedi ad esempio l’associazione dei Comuni Virtuosi http://www.comunivirtuosi.org/, su Peccioli vedi http://www2.ecquologia.it/cms/content/view/1043/27/ ,http://www2.ecquologia.it/cms/content/view/2395/28/,
http://www.jacopofo.com/dissociazione-molecolare-peccioli-ecologia-pirolisi-ambiente).

Come chiusa osservo che D’Alema si paragona, secondo Repubblica, all’omerico eroe Aiace Telamonio, valoroso assediante nella guerra di Troia. Figlio di Telamone, re di Salamina, Aiace e’ definito da Omero ‘baluardo degli achei’.
Ma evidentemente D’Alema non e’ proprio in forma. Paragonarsi a Aiace e’ una pessima auto profezia: infatti l’eroe finisce male: si infuria perche’ non gli vengono consegnate le armi del defunto Achille e decide di uccidere Agamennone, capo degli Achei. Ma la Dea Atena per impedirglielo lo fa uscire di senno e lui si suicida gettandosi sulla propria spada. Pessima idea.
Auguri caro signor D’Alema!

SPERIAMO IN UNA NUOVA GENERAZIONE DI LEADER ANCHE DENTRO REPUBBLICA!

Anche i quotidiani perdono le elezioni. E sicuramente Repubblica dovrebbe cospargersi il capo di cenere. Soffre degli stessi disturbi comportamentali dei leader del centro sinistra e ne determina in gran parte la linea politica visto il suo peso mediatico. D’Alema e’ quel che e’ grazie al pluriennale appoggio di Repubblica.
Repubblica preferisce tacere sui grandi scandali nazionali. E buttarsi nel gossip. Da settimane continua a ripetere le 10 domande a Berlusconi sulla papi-story. Pensate se avesse messo in questi anni lo stesso impegno nel denunciare i grandi scandali italiani: il Cip6, che rubo’ 60 mila miliardi di lire alle fonti rinnovabili per regalarli ai petrolieri, la diossina ad Acerra, che continua a essere quasi il doppio di quella a Seveso quando fu evacuata (e si continua a tacere!). Repubblica poteva avvisare gli italiani del dissesto Parmalat come fece Beppe Grillo. E poteva allertare gli italiani sull’imminente crollo finanziario USA. Aveva gli strumenti e le professionalita’ per scoprire quel che in tanti avevamo ormai capito.
Invece Repubblica non lo ha fatto. Sostenendo una linea politica gemella a quella dei DS e del PD: fallimentare. Ma mentre il PD prendeva legnate elettorali Repubblica non soffriva crolli di vendite. Quindi mentre il PD si interroga Repubblica si sente bella e vittoriosa. Miracoli del fatturato.
La direzione di Repubblica preferisce non sporcarsi le mani facendo il suo mestiere di rendere trasparente la vita politica ed economica nazionale, i retrobottega dei partiti sono piu’ affascinanti e danno l’ebbrezza di avere le mani in pasta nel potere…
Speriamo che decidano di smetterla con questa linea editoriale disastrifera.

NON SONO DEL PD MA VOGLIO UN PD FORTE. SONO PAZZO?

Io non sono del PD, non simpatizzo neppure. Ma credo che il PD possa essere una forza positiva per l’Italia. Sicuramente molte persone sensate hanno creduto che la nascita del PD fosse una grande possibilita’ per il riformismo italiano.
Si tratta di persone di valore che hanno veramente intenzione di dare vita a un nuovo modo di fare politica.

Io credo che il riformismo in Italia abbia una possibilita’ se sapra’ unire tutte le forze riformiste. Invece di dividersi sulle questioni di principio bisognerebbe unirsi sugli obiettivi concreti e urgenti che tutti potrebbero condividere.

Per questo ho a cuore la crescita del PD. Io vedo i progressisti come una squadra che ha un obiettivo comune al di la’ delle sfumature. Vogliamo cancellare l’era Berlusconi, vogliamo una giustizia che funziona e una burocrazia piu’ leggera ed efficiente. Vogliamo che finisca l’era degli sprechi e della corruzione.
Questo vuole il popolo dei progressisti. E per averlo ci serve un grande movimento di oppositori radicali capaci di vivere e di consumare in modo diverso ma ci serve anche un PD forte, un’IDV forte, un partito ecologista, un partito radicale e un partito comunista forti. E ci serve che questi partiti siano in mano a una nuova generazione di dirigenti esenti dalle malattie mentali dei vecchi apparati.

Jacopo Fo

Articoli correlati:

  1. Appello della campagna “L’Europa dice no allo scudo spaziale”
  2. alcune considerazioni tra Movimento e Partito umanista e …
  3. Appello per la Marcia Mondiale
  4. Costruzione della base USA Dal Molin: sì farà e sono tutti complici.
  5. Mio appello per le Elezioni Europee

Arrivano le ronde nere.

Verranno presentate il 13 giugno a Milano. Si chiamano ‘Guardia Nazionale Italiana’. Intervista al loro fondatore, Gaetano Saya

La divisa della GniQuest’estate, salvo imprevisti, i volontari dellaGuardia Nazionale Italiana (Gni) dovrebbero iniziare a pattugliare le strade delle città italiane in applicazione del disegno di legge sulla sicurezza del governo Berlusconi (approvato dalla Camera lo scorso 14 maggio, ora all’esame del Senato) che all’articolo 3 (commi 40-44) prevede il concorso di “associazioni di cittadini non armati” al presidio del territorio (le cosiddette ronde).
Sono ex appartenenti alle forze armate e alle forze dell’ordine e normali cittadini “patrioti e nazionalisti” pronti a “servire la nostra terra e il popolo italiano” svolgendo attività di vigilanza “per potenziare la sicurezza nei centri urbani” ma anche di “protezione civile” e di “promozione e divulgazione della storia, delle lingue e delle tradizioni Italiane con particolare riferimento all’Impero Romano”.
Hanno un Comandante Generale, il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, di Massa Carrara, e un Presidente Nazionale, il giovane ex alpino Maurizio Correnti, di Torino (città in cui si trova anche la loro sede nazionale: le sedi operative sono, per ora, a Sarzana, Reggio Calabria e Siracusa).
Indossano una divisa: camicia grigia (inizialmente era prevista kaki) con cinturone e spallaccio neri, cravatta nera, pantaloni grigi con banda nera laterale nera, basco o kepì grigio con il simbolo della Gni: l’aquila imperiale romana.
Il loro equipaggiamento completo prevede elmetto, anfibi neri, guanti di pelle e una grossa torcia elettrica di metallo nero.
Al braccio portano una fascia nera con la “ruota solare”, simbolo del Partito Nazionalista Italiano (Pni): la nascente formazione politica che sta dietro alla Gni.
Il sito del PniAnche i membri del Pni avranno un’uniforme: la stessa della Guardia Nazionale Italiana. Il programma politico del Pni, di stampo statalista e collettivista, prevede tra l’altro la pena di morte per “gli usurai, i profittatori e i politicanti”, la lotta “contro il parlamentarismo corruttore” e la creazione di “un forte potere centrale dello Stato” e di “camere sindacali e professionali”, il diritto di cittadinanza e l’accesso alle cariche pubbliche “solo per chi sia di sangue italiano”, lo stop a “ogni nuova immigrazione di non-italiani” e l’immediata espulsione forzata di “tutti i non-italiani che sono immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977″, il divieto di pubblicazione di “giornali che contrastano con l’interesse della comunità” e l’abolizione di tutte le organizzazioni e istituzioni “che esercitano un influsso disgregatore sulla nostra vita nazionale”.
La divisa grigia del Pni e della GniI paramilitari del colonnello Calzetta e le camicie grigie del Pni debutteranno ufficialmente il 13 giugno a Milano, al numero 5 di via Chiaravalle, angolo via Larga, in occasione del congresso nazionale delMovimento Sociale Italiano – Destra Nazionale di Gaetano Saya, che nella sua pagina internet personale si dichiara “l’ispiratore politico” della Guardia Nazionale Italiana”.
Estimatore di Berlusconi e acerrimo nemico di Fini, Saya, che dopo il recente scioglimento di Alleanza Nazionale è rimasto l’unico depositario del simbolo dell’Msi di Almirante, è il sedicente ex agente segreto della Nato e del Sismi, ex ‘gladiatore’ed ex massone che già nel 2003 provò a creare un gruppo paramilitare di ‘camice grigie’ (i Reparti di Protezione Nazionale) e che nel 2005 venne arrestato per l’oscura vicenda dei ‘servizi paralleli’ (il Dssa, Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, diretto da Gaetano Saya e Riccardo Sindoca): una “banda di pataccari” secondo l’allora ministro degli Interni Pisanu, che però risultò avere rapporti con i vertici degli apparati di sicurezza dello Stato, in particolare con i servizi segreti militari.
PeaceReporter ha intervistato Gaetano Saya per capire qualcosa di più sulla Guardia Nazionale Italiana e sul Partito Nazionalista Italiano. Ecco cosa ci ha detto.

Gaetano SayaSaya, una breve digressione prima di cominciare: com’è finita la storia del Dssa?

L’inchiesta contro di me fu avviata per gettare fumo negli occhi, per sviare l’attenzione dai veri servizi deviati, quelli che facevano e fanno tuttora capo a Marco Mancini, l’allora dirigente del controspionaggio del Sismi. Proprio nei giorni del mio arresto, nel luglio 2005, Mancini e soci stavano rischiando grosso per la vicenda del rapimento di Abu Omar: erano i giorni in cui il capocentro della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, lasciava precipitosamente il territorio nazionale per sfuggire alla giustizia italiana.
Io e la Dssa siamo stati usati come capro espiatorio, sono stato vittima di una trappola, una cospirazione orchestrata dagli agenti deviati di Mancini, come il giornalista Renato Farina, l’agente ‘Betulla’, che su Libero scrisse che io e la Dssa eravamo coinvolti nel rapimento di Omar.
Dopo che, nel 2006, Mancini, Pollari, Pio Pompa, Tavaroli e Cirpiani sono finiti nei guai per il caso Abu Omar e per lo scandalo Telecom-Sismi, la persecuzione contro di me non serviva più e quindi è finita nel nulla. Salvo scoprire, proprio pochi giorni fa, che la Procura di Genova ha chiesto la riapertura del caso. Stavolta questi magistrati e poliziotti eversori, legati ai servizi deviati di cui sopra e appoggiati dalla sinistra, ma anche da Gianfranco Fini, vogliono colpire me per colpire il governo Berlusconi. Ci ha già provato, senza riuscirci, la Procura di Torino, cercando di criminalizzare la Guardia Nazionale Italiana per far naufragare il decreto sicurezza del governo: pochi giorni prima della sua approvazione alla Camera, la Digos di Cuneo è andata a casa mio figlio Dario accusandolo di far parte della Gni e di detenere illegalmente armi. Speravano di scatenare un putiferio. Ma le armi erano tutte regolarmente detenute, inoltre mio figlio non ha nulla a che fare con la Guardia Nazionale Italiana. Adesso, dopo questo buco nell’acqua della Procura di Torino, torna alla carica quella di Genova con la Dssa…

La fascia con la 'ruota solare'Saya, veniamo alla Guardia Nazionale Italiana. Sembra tanto un gruppo paramilitare fascista: le divise, i riferimenti al patriottismo, l’aquila imperiale romana…

Queste sono tutte stupidaggini! La Guardia Nazionale Italiana non c’entra niente con il fascismo. Io stesso non sono fascista. Sono di destra, sono un conservatore, un nazionalista: chiamatemi come volete, ma non sono fascista. Se fossi vissuto nel 1943 e avessi visto i fascisti che rastrellavano e fucilavano dei cittadini italiani mi sarei ribellato. Ho appena visto al cinema il film ‘Vincere’, che dà una visione molto negativa di Mussolini e del fascismo, e le posso dire che mi è piaciuto molto. Io mi considero un cittadino fedele, un difensore della Costituzione del 1948, sulla quale ogni membro della Guardia Nazionale Italiana dovrà giurare. Io ho sempre avuto ottimi rapporti con il governo d’Israele e i suoi servizi segreti: pensa che se fossi fascista gli israeliani lavorerebbero con me? Sulle divise, sa che le dico? Se devono suscitare tutto ‘sto clamore, vorrà dire che magari le cambieremo (dopo quest’intervista, la camicia kaki ha lasciato il posto alla camicia grigia, n.d.r.). L’aquila imperiale romana? Bisogna essere ignoranti per non sapere che è un simbolo storico della nostra patria, visibile su tanti monumenti di Roma, e che non c’entra nulla con il fascismo.
La Guardia Nazionale Italiana è un’associazione apolitica nella quale può entrare chiunque si riconosca in questa iniziativa: si figuri che hanno aderito perfino dei comunisti, persone di Massa Carrara.

Stento a crederlo. La nostra Costituzione repubblicana si fonda sull’antifascismo, ma sul gruppo Facebook della Guardia Nazionale Italiana, il Presidente Nazionale, Maurizio Correnti, scrive ai sostenitori: “Si prega di astenersi con lo scrivere ‘camerati’ ecc ecc, comunque frasi e slogan tipici di altri tempi. Con questo – precisa Correnti – non vogliamo assolutamente dichiararci antifascisti, sia ben chiaro”. C’è qualcosa che non torna…

Questo lo ha scritto lui, ognuno è libero di scrivere ciò che pensa. Nella Guardia Nazionale Italiana ci sono fascisti e non fascisti.

Neonazisti UsaQuesto, però, lo ha scritto lei, sulla sua pagina Internet personale, lo scorso febbraio, alla vigilia della creazione della Guardia Nazionale Italiana. Cito testualmente: “Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano, stuprano, uccidono. Un aumento dell’80 percento di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. Attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani sovversivi che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari. Deputati e Senatori della Repubblica che istigano all’insurrezione armata contro i poteri dello Stato, un ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista. Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltraggiano e vilipendono i Ministri e il Governo. L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri e le autorità costituite. (…) Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere, la repressione è il nostro credo. Repressione e Civiltà”. E ancora: “Noi vogliamo ripulire l’Italia dal marcio che vi si annida, vogliamo riportare una ferrea disciplina in tutta la Nazione”. “La Destra snuda la sua spada per tagliare i troppi nodi di Gordio, che irretiscono e intristiscono la vita Italiana. Chiamiamo Iddio sommo e lo Spirito immortale delle migliaia di morti a testimoni che un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci raccoglie, un solo pensiero ci infiamma: contribuire alla grandezza e alla salvezza della Patria. Uomini della Destra di tutta Italia, tendete gli spiriti e le forze, bisogna vincere e con l’aiuto di Dio vinceremo!!!”.

Ma questi sono solo degli slogan, che faccio un po’ qua e un po’ là! Allora, chiariamo una cosa: gli immigrati sono l’ultimo dei problemi. Non sono loro il nostro obiettivo. Se proprio vuole saperla tutta, per noi il vero pericolo per l’Italia è rappresentato dai secessionisti della Lega Nord. Loro sì che sono contro la Costituzione! Loro che vogliono distruggere la nostra unità nazionale, che offendono continuamente i simboli della nostra patria, che creano impunemente governi provvisori secessionisti e arruolano gente nella formazione anticostituzionale della Guardia Nazionale Padana. E’ questa gente che dovrà fare i conti con la nostra Guardia Nazionale Italiana: se vedremo un leghista che brucia un tricolore lo faremo arrestare! Che la Lega stia attenta a dove va. E’ per contrastare la Lega Nord che alle prossime elezioni ci presenteremo al nord con il Partito Nazionalista Italiano.

La sala ufficiali del castello di WewelsburgQuello che per simbolo ha lo schwarze sonne, il sole nero utilizzato da tanti gruppi neo-nazisti? Quella specie di svastica a dodici braccia, antico simbolo pagano germanico, che adorna il pavimento della sala principale del castello di Wewelsburg, il quartier generale delle Ss?

Non diciamo sciocchezze! La ruota solare non ha nessun legame provato con il nazismo, tant’è vero che in Germania essa non è vietata, come lo è invece la svastica, e viene liberamente utilizzata come logo commerciale. Questo simbolo, di cui io detengo la proprietà in Italia, è in realtà un simbolo magico dei Maya che evoca il potere…

Scusi se la interrompo, ma come appassionato di cultura Maya e mesoamericana le posso garantire che nel simbolismo di quel popolo non c’è traccia di qualcosa di simile.

Ma come no! Faccia una ricerca su Google con le parole ‘terra cava’!

Maria Antonietta Cannizzaro con BerlusconiTorniamo al Partito Nazionalista Italiano: ce ne può parlare? Abbiamo capito, dal simbolo e dalle divise comuni, che è legato alla Guardia Nazionale Italiana. Ma in che relazione sta con lei e con il suo Msi?

Il Partito Nazionalista Italiano, Pni, nascerà ufficialmente a Milano il prossimo 13 giugno, in occasione del congresso nazionale del Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale. Quel giorno, io lascerò la presidenza dell’Msi-Destra Nazionale a mia moglie, Maria Antonietta Cannizzaro, che è in ottimi rapporti con il capo del governo. Il sottoscritto diventerà quindi presidente del nuovo Partito Nazionalista Italiano, che alle prossime elezioni politiche nazionali si presenterà nelle regioni settentrionali, dove la fiamma tricolore non tira molto, per contrapporre al nazionalismo padano il nazionalismo italiano. Nelle regioni centrali e meridionali, invece, si presenterà l’Msi-Destra Nazionale con il suo simbolo storico. Entrambi, spero, come alleati del Pdl di Berlusconi: se poi qualcuno ce lo impedirà, correremo da soli.

Saya, è vero che già duemila persone si sono iscritte alla Guardia Nazionale Italiana?

Abbiamo superato ampiamente le duemila adesioni. Ogni giorno ne arriva una valanga di nuove, soprattutto ex appartenenti alle forze dell’ordine. La invito al congresso del 13 giugno, al quale abbiamo invitato anche il presidente Berlusconi, così si renderà conto con i suoi occhi: noi non abbiamo nulla da nascondere.

Articoli correlati:

  1. martedì 14 arrivano gli extraterrestri?
  2. 16 giorni per costruire un castello di sabbia… poi arrivano i giornalisti… :)
  3. Lanterna di fuoco! (da Brooklyng)

Beppe Grillo le canta ai senatori

oggi alle 14:30..
non credo ci debbano essere troppi commenti.. bravo Beppe. hai ragione: la marea sta montando!

Articoli correlati:

  1. Beppe Grillo
  2. Liste civiche Beppe Grillo
  3. Beppe Grillo sul Crack Parmalat
  4. Fiorello per il disarmo canta l’Ignazio Jouer
  5. domenica 22 giungo: sciopero mondiale della fame
  6. a Buenos Aires i giovani si mettono in marcia…

e ora muori! dal ridere

Articoli correlati:

  1. in barca.. puoi morire dal ridere!

Spot Marcia in Bolivia

ebbravi i boliviani… :)

Articoli correlati:

  1. Altro spot per la Marcia Mondiale
  2. Spot Marcia Mondiale Nonviolenza (v2 ita)
  3. Bolivia: Tragicommedia degli Stati Uniti (EE.UU.)
  4. Corcerto pro-bolivia
  5. Intanto in Bolivia la Telecom
  6. Buone nuove dalla Bolivia