Non ne parla ancora nessuno.. la minaccia di una guerra atomica sembra ormai songiurata con il patto di non proliferazione accompagnato da Gorbaciov.. oggi l’unico nucleare che si teme è quello dell’Iran, ma gli attenti potrebbero accorgersi che la situaione si sta complicando sempre di più.. recentemente Jacques Chirac ha dichiarato che lancerà bombe nucleari se altri paesi insisteranno a pregiudicare gli interessi della Francia.
Nell’attuale mondo politico non si vedono germogli di ideologie (e di persone capaci di portarle avanti) che possano aprire e distendere il futuro.
Gli umanisti torneranno presto a chiedere che nessuno al mondo tenga armi nucleari.
Come al solito nessuno starà ad ascoltare, ma ciò non è scoraggiante.
Mentre le commozioni si susseguono a seguire le poetiche movenze di ballerine sui ghiacci, o la perfetta sincronizzazione di corpo e mente di tanti atleti di tutto il mondo… mi sorge la consapevolezza della bella “distrazione” che ci stanno proponendo, mentre sono lì a calcolare o improvvisare il futuro dell’umanità.
Manca poco. Davvero poco. Un paio di settimane e scoccherà l’anniversario numero TRE dell’ intervento americano – conosciuto meglio come guerra- in Iraq.
E, avvicinandoci a quella data, scopriamo che sta esplodendo una vera e propria guerra civile.
Con coprifuochi diurni annessi.
Quelli della capitale irachena sono giorni tragici, e la loro eco si fa sentire forte qui nel nostro paese.
Un escalation che negli ultimi mesi è esplosa a causa di una politica non chiara e certa del ritiro delle truppe, dello scontro di civiltà-religione provocato, a modo nostro, dalle magliette cretine da superman di Calderoli. La situazione è precaria e tanto preoccupante al punto che c’è chi ci mette in guardia da possibili attentati terroristici nello stivale.
Nel mese di dicembre del 2004 l’elezioni “democratiche” dovevano aver chiuso una disputa e un processo che, iniziato come liberazione di un popolo costretto ad un regime dittatoriale, si era trasformato pian piano nell’occupazione dei territori e la continua presenza di eserciti stranieri.
Quelle elezioni hanno ufficializzato la spaccatura all’interno del paese, e messo in contrasto i due movimenti religiosi principali, gli sciiti e i sunniti.
Le conseguenze si vedono oggi.
All’indomani della distruzione della moschea di Samarra, lo scontro nella città di Baghdad ha toccato livelli altissimi e nei giorni precedenti sono morti 150 persone in attacchi terroristici e vera e propria guerra armata.
La politica internazionale passa inevitabilmente per la capitale dello stato iracheno in questi giorni.
I legami che sono emersi tra Iraq e Iran e tra Iraq e stato di Palestina pongono l’estrema attenzione sulle dinamiche medio-orientali.
Ci vorrebbe un’analisi opportuna dei grandi leader del mondo per aiutare a risolvere la terribile tela che è stata tesa ultimamente. Bisognerebbe domandarsi quanto questa situazione ha a che fare proprio con la guerra di liberazione-occupazione americana…
Intanto il presidente Bush, tra una partita di golf e l’altra, si dichiara ottimista,
e in Italia, il ministro della Difesa,Antonio Martino, annuncia che non ci sarà nessun cambiamento sulla tabella di rientro dei nostri soldati impegnati in Iraq.
Ma come?! Non ho sentito bene?! Fino a ieri lo slogan del governo era “ saremo lì fin quando le autorità irachene lo vorranno”, e poi ha annunciato il ritiro a partire dal giugno 2006, e mai come ora che serve un aiuto a stabilizzare un paese in crisi, ve ne volete andare? E gli iracheni? E le autorità ?
Sotto le bombe, nascosti nei bunker e nei rifugi, la popolazione irachena (con la paura di scoprire le introvabili armi di distruzione di massa…) non sa più se benedire o maledire il NOVE APRILE…