Archivio mensile per aprile, 2009

Monza: Umanisti in marcia per la pace!

un po’ di auto-rassegna-stampa suvvia.. (dal Giornale di Monza attualmente in edicola)

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Sono pronto!!

mi è appena arrivato il corriere con l’ordine che avevo fatto :)

cecio_maiale

C’è da preoccuparsi?

ieri la gran bretagna ha ordinato 50 milioni di mascherine.. l’egitto ha chiesto la macellazione di tutti i maiali nel paese (si tratta diverse centinaia di migliaia di bestiole), ieri mattina sembrava tutto sotto controllo e invece la sera l’OMS è passata da emergenxza 4 a 5 (sul massimo di 6) per le epidemie.

oggi arrivano notizie di stare attenti agli “incontri massivi” a non baciarsi troppo per contenere il pericolo propagazione virus…

direi davvero un gran bel momento per tutti nevvero?

non sottovalutiamo la possibilità di incidenti mondiali e la loro pericolosità. è un momento da vivere con grande lucidità. purtroppo ci sono moltissime bombe nucleari che viaggiano per il pianeta in modo incontrollato…

proteggiamo la nostra salute e di quanti ci sono vicini.

Pensieri e parole del nuovo capo dell’opposizione

non posso non riportare questo articolo dal Il Manifesto di oggi.. bravo Alessandro Robecchi!!!

VERONICA DIXIT
Pensieri e parole del nuovo capo dell’opposizione
di Alessandro Robecchi

Il leader dell’opposizione a Silvio Berlusconi vive in ville di proprietà di Silvio Berlusconi, indossa gioielli regalati da Silvio Berlusconi, ed è addirittura sposata con Silvio Berlusconi. Fa un’opposizione durissima, e dice cose per cui qualunque giornalista potrebbe perdere il posto, qualunque direttore potrebbe essere destituito e qualunque vignettista potrebbe essere sanzionato. La lezione è semplice: se per sfuggire al precariato dovete sposare un figlio di Silvio, per fare l’opposizione dovete sposare direttamente Silvio (è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo).
Si tratta insomma della classica opposizione della regina al re, fatta di linguaggi criptici, di messaggi in codice, di allusioni. Questo giornale, che tiene alla trasparenza anche nei rapporti di coppia, offre ai suoi lettori la corretta traduzione in italiano delle parole del nuovo leader dell’opposizione, signora Veronica Berlusconi.
Veronica Berlusconi: (a proposito della festa per i 18 anni di una signorina napoletana alla quale Silvio Berlusconi si è precipitato domenica scorsa)… «Che cosa ne penso? La cosa ha sorpreso molto anche me, anche perché non è mai venuto a nessun diciottesimo compleanno dei suoi figli pur essendo stato invitato».
Traduzione: E ora, quando questa giovinetta si presenterà con in mano il test del dna, cosa diavolo le daremo? L’Einaudi? Rete Quattro?
Veronica Berlusconi: «Il divorzio? Potrei dire che ci sto pensando da dieci anni e che sono lenta a prendere le decisioni. Non avere compiuto questo passo ha dato risultati molto positivi per i miei figli».
Traduzione: Ho fatto bene a non divorziare tutte le volte che avrei potuto. Ora che i miei figli hanno ottenuto incarichi nelle aziende di famiglia e quote azionarie sì, potrei togliermi questo sfizio. Che dite, mi prendo la Mondadori o Canale 5?
Veronica Berlusconi: «Ora sono serena, non ho pensieri di questo tipo. Voglio stare fuori da tutto e non fare nessun tipo di dichiarazioni».
Traduzione: Me ne starei anche buona e zitta. A meno che non venga fuori qualche signorina che lo chiama «papi». In questo caso metto mano alla pistola, oppure telefono all’Ansa.
Veronica Berlusconi: Quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte.
Traduzione: Pensavo che questa fissa della gnocca gli passasse dopo i 70 anni. Se becco quello che ha inventato il Cialis lo prendo a sberle!
Veronica Berlusconi: «Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido: quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere»
Traduzione: «Ecco! Lui si diverte mentre noi siamo qui, a casa, lasciati nell’indigenza e sotto la soglia di povertà!»
Veronica Berlusconi: «Voglio che sia chiaro che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire».
Traduzione: Se non ci mettiamo i baffi finti e se non ci cambiamo cognome è perché in effetti chiamarsi Berlusconi, avere un marito e un padre così, è ancora parecchio conveniente!

E lo chiamavano utopico visionario

“Il grande capitale ha ormai esaurito lo stadio corrispondente all’economia di mercato e cerca ora di disciplinare la società in modo da far fronte al caos che esso stesso ha generato. Contro tale irrazionalità non si levano, dialetticamente, le voci della ragione, ma i più oscuri razzismi, integralismi e fanatismi”.

Silo nel 1993 (Sesta lettera ai miei amici):

Barzellettina

Un carabiniere arriva contento in ufficio: “Ieri ho finito un bel puzzle”.
L’appuntato: “E quanto ci hai messo?”.
“Due anni”.
“Ma, mi sembra molto!!!”.
“Ma che dici. Sulla scatola c’era scritto: da 3 a 6 anni!”.

e vai di maiale!

riporto l’articolo di Debora Billi che condivido pienamente (non è + facile condividere il condiviso che non cercare di fare sempre ognuno da sè? baci )

Influenza delle 5. Captain Trips o Captain Tamiflu?

thestand-thumbQuando si parla di influenza, di pandemia per la precisione, non c’è appassionato di fantascienza che non ricordi il bellissimo* “The Stand” di Stephen King. Un romanzone apocalittico dove una forma di influenza, prodotta in laboratori governativi, scappava di mano e faceva fuori il 90% della popolazione mondiale. Veniva ribattezzata, dai pochi superstiti, Captain Trips.

Da qualche anno anche nella vita reale ci toccano periodici allarmi pandemia, tutti ricordiamo la SARS e l’influenza aviaria. Quella odierna è spuntata dal nulla alle ore 5 pomeridiane di venerdì scorso. Un attimo prima non c’era spazio per altro che il 25 Aprile, il terremoto, le polemiche, e un attimo dopo la pandemia saltava ad occupare tutte le prime pagine in Italia e nel mondo. Strano, perché un’epidemia non scoppia nel giro di tre secondi come un attacco terroristico o un terremoto: si fa largo con maggior calma, con notiziole qui e là che aumentano insieme alla preoccupazione e al propagarsi del contagio.

Tant’è. Allarme subitaneo, diffusione che pare allargarsi a mezzo mondo, alla Nuova Zelanda, alla Spagna, dall’originario Messico, titoloni drammatici e sostanziale inazione da parte dei governi. Insomma, nessuno pare muovere un dito per contenere la pandemia. “Mica si possono chiudere le frontiere, che ne sarebbe dell’economia?” qualcuno sostiene. Morire per l’economia è persino peggio che morire per Danzica, potremmo obiettare noi.

Qualcosa fanno, invece: si premurano di farci sapere che il Tamiflu funziona ed è tutto sotto controllo. E’ la terza volta di seguito che scoppia la “pandemia”, e che l’allarme rientra non appena mezzo mondo ha fatto il pieno di Tamiflu, governi e cittadini. Dalli e dalli, ammettiamolo: la faccenda puzza. Anche e soprattutto perchéè comprovato che il Tamiflu è una mezza bufala, che è addirittura deleterio specialmente sui bambini, che guarisce poco o nulla, e chela Roche meditava di ritirarlo del tutto dal commercio per manifesta inutilità proprio prima che cominciasse la catena di allarmi pandemia. Verrebbe da dire vabbè, compriamoci tutti sto benedetto Tamiflu così ci lasciano tranquilli con le pandemie per un altro paio d’anni.

Stavolta non è solo la Roche a godere per l’allarme, però. Ci sono anche un paio di aziende biochimiche che venerdì scorso hanno visto balzare all’insù il valore sul listino. Dichiarano di essere in grado di approntare un vaccino per l’influenza suina in appena dodici settimane, ce ne avevano giusto lì uno ai trials, basta impacchettarlo e voilà, un paio di miliardi di dosi ce le vendono volentieri. Non capita mai però con l’AIDS o il tumore, guarda tu che sfiga.

* Il film è invece una boiata pazzesca, risparmiatevelo.

Lavoro socialmente utile anzichè pagare le multe

se mai fossi diventato un politico, questa sarebbe stata tra le mie cose a proporre: perché le multe devono essere pagate sempre e solo con i soldi? una procedura controproducente perchè chi ne ha tanti (di soldi) se ne frega di eventuali multe per parcheggi in doppia fila o di infrangere le regole base… chi ci rimette sono sempre i soliti che di soldi ne hanno pochi e magari si sono dimenticati l’auto con il lavaggio strade che capita ogni secondo sabato dispari…

sembra che la Toscana abbia risposto egregiamente a questo paradosso con la proposta di far scegliere al multato se pagare o “sacrificarsi” in lavori socialmente utili (alla lauta equivalenza 20 euro di multa = 1 ora di lavoro)

bravi spero che la cosa passi e diventi legge e poi si estenda ovunque:

http://www.corriere.it/cronache/09_aprile_27/gasperetti_parcheggi_toscana_60f39998-32f3-11de-b34f-00144f02aabc.shtml

E’ tempo di muoversi

una rivista gay cilena appoggia la marcia con questa pubblicità:

aviso_mm_g_baja

Ecco cosa devi sapere sugli inceneritori

che palle!

innanzitutto ringrazio i miei genitori per non avermi mai abbandonato da piccolo (da nessuna parte)

poi comincerò a mangiare più assiduamente kebap e panini e gelati! in gran quantità sui marciapiedi e per strada.. alla faccia di chi vorrebbe renderlo illegale (in questo caso in Lombardia.. ma qui a Firenze sono stati gli apripista l’anno scorso!)

infine condivido queste righe di Daniele Luttazzi sulla crisi economica e sulla grande presa per il culo che ci hanno fatto e che conrinuano a perseverarci.. che forse siamo diventati tutti omo e ci piace prenderlo di dietro!? con tutta quella campagna anti-omo che propinano a più non posso? mah.. decidiamoci!

godetevelo:

Perché mai lo Stato dovrebbe aiutare con soldi pubblici le banche private che hanno speculato sulla pelle dei clienti?

Le banche vogliono essere salvate a prescindere. Che ne è della favola del “libero mercato”, che i capitalisti raccontano sempre per nascondere il proprio cannibalismo? I capitalisti, come si vede, sono i primi a non crederci.

Il crack mondiale delle Borse, causato da decenni di deregulation, non terminerà finchè sarà impossibile stabilire quanti titoli tossici le banche abbiano ancora in pancia. Col paradosso che, quando le banche al tracollo accedono al salvataggio di Stato, in pratica sono i cittadini truffati a tenere a galla i truffatori.

E se un Presidente (Obama) prospetta la conversione dei prestiti pubblici alle banche in azioni ordinarie (lo Stato diventerebbe così, giustamente, azionista delle banche che risana) i cannibali rintanati a Wall Street puniscono l’idea con un tonfo in Borsa (ieri).

Vi risulta che qualcuno dei responsabili della speculazione, in Italia o all’estero, abbia chiesto pubblicamente scusa, oppure abbia dichiarato di voler cambiare il suo comportamento in futuro? Vi risultano dimissioni o cambi ai vertici? Svezzati a superbonus che premiavano il comportamento più irresponsabile, i cannibali non conoscono altro modus operandi che questo.

I sistemi bancari nazionalizzati hanno il merito storico di aver promosso decenni di espansione economica virtuosa. Le banche private, invece? Lasciatemici pensare per un secondo. No.

Le banche salvate con soldi pubblici vanno nazionalizzate. Altra possibilità: farle adottare da Madonna.

Cosa non sai dei pirati somali

normalmente quando ai tg cominciano a passare qualche notizia che parla di un “pericolo” per noi, magari reiterando un “crimine” che minaccia la nostra sicurezza.. non so perchè ma alzo le antennine e sento odore di “non ce la stanno dicendo tutta”.

il seguente articolo (tratto da the independent inglese e tradotto da www.comedonchisciotte.org ) dà un’altro punto di vista sui pirati somali he credo sia bene tenere bene a mente.

somali_piratesDI JOHANN HARI
The Independent

Da Repubblica.it (20/04): “Il Puntland contro il Buccaneer ‘Doveva sversare rifiuti tossici’”. Le accuse mosse dalle autorità della regione semi-autonoma della Somalia al rimorchiatore italiano sequestrato dai pirati. La società Micoperi: “Era vuoto”.

Chi avrebbe immaginato che, nel 2009, i governi mondiali avrebbero dichiarato una nuova Guerra ai Pirati? Mentre state leggendo quest’articolo, la British Royal Navy – con il sostegno dalle navi di più di due dozzine di stati, dall’America alla Cina- sta navigando verso le acque somale per affrontare uomini che noi ci figuriamo ancora come furfanti da sceneggiata con tanto di pappagallo sulla spalla. Presto inizieranno a combattere le navi somale e a cacciare i pirati sulla terraferma, in una delle regioni più piegate della terra. Ma dietro alla stravaganza del tipo ‘avanti-miei-prodi’ che questa storia racchiude, si nasconde uno scandalo non confessato. Le persone che i nostri governi stanno etichettando come “una delle più grandi minacce del nostro tempo” hanno delle storie incredibili da raccontare – e un po’ di giustizia dalla loro parte.

I pirati non sono mai stati quello che noi in realtà crediamo. Nell’“età d’oro della pirateria” – dal 1659 al 1730 – venne creata dal governo britannico, sull’onda di uno spirito propagandistico, l’idea odierna del pirata come un ladro selvaggio e senza scrupoli. Molte persone comuni la ritenevano però non veritiera: i pirati venivano spesso tratti in salvo dalle navi da folle di sostenitori. Perché? Che cosa coglievano loro che a noi non è concesso intendere? Nel suo libro Furfanti di tutti i Paesi [“Villains of All nations”], lo storico Marcus Rediker scava tra le prove per scoprirlo. All’epoca, diventare mercante o marinaio – raccolto dai porti dell’East End londinese, giovane e affamato – significava finire a navigare in un Inferno di legno. Significava lavorare a tutte le ore su una nave sovraccarica e senza cibo, e a concedersi una breve pausa si finiva frustati con il Gatto a Nove Code dal plenipotenziario capitano. I perditempo abituali correvano il rischio di essere gettati in mare. E dopo mesi o anni di tutto questo, spesso si finiva con l’essere imbrogliati sulla paga.

I pirati sono stati i primi a ribellarsi a questo sistema. Sono andati contro i loro capitani-tiranni e hanno inventato un modo diverso di lavorare sui mari. Non appena riuscivano ad avere una barca, i pirati eleggevano i loro capitano e prendevano tutte le decisioni assieme. Dividevano il bottino nel modo che Rediker definisce “uno dei più egualitari piani di distribuzione delle risorse esistenti nel diciottesimo secolo”. Addirittura, essi prendevano con loro schiavi africani fuggitivi e ci vivevano assieme, trattandoli da eguali. I pirati hanno dimostrato “piuttosto chiaramente – e in modo sovversivo- che le navi non dovevano necessariamente essere condotte con i modi brutali e oppressivi utilizzati dal servizio mercantile e dalla flotta britannica”. Ecco perché erano popolari, nonostante fossero dei ladri poco produttivi.

Le parole di un pirata di quell’epoca perduta – un giovane inglese di nome William Scott – dovrebbero risuonare in questa nuova epoca di pirati. Prima di essere impiccato a Charleston, Carolina del Sud, egli disse: “Quello che ho fatto è stato salvarmi dalla morte. Sono stato costretto a fare il pirata per vivere”. Nel 1991 il governo della Somalia – nel Corno d’Africa – è collassato. I suoi nove milioni di abitanti da sempre vivono sull’orlo della fame – e molte delle peggiori forze del mondo occidentale hanno visto questa cosa come una grossa opportunità per rubare le riserve di cibo del paese e per versare scorie nucleari nei loro mari.

Esatto: scorie nucleari. Non appena il governo somalo è caduto, misteriose navi europee hanno iniziato a comparire al largo delle coste della Somalia, svuotando grossi barili nell’oceano. Gli abitanti della costa hanno cominciato ad ammalarsi. All’inizio soffrivano di strane irritazioni e di nausea, oltre al fatto che mettevano al mondo bambini malformati. Poi, dopo lo tsunami del 2005, centinaia di barili scaricati e perforati sono stati dispersi sulla spiaggia. La gente ha iniziato a soffrire di sintomi da radiazioni e più di 300 persone sono morte. Ahmedou Ould-Abdallah, inviato delle Nazioni Unite in Somalia, mi dice: “Qualcuno sta svuotando materiale nucleare qui. C’è anche del piombo e metalli pesanti come il cadmio e il mercurio”. La maggior parte di queste scorie proviene da ospedali e aziende europee, che sembrano affidarle alla mafia italiana affinché se ne “liberi” in modo economico. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah che cosa stavano facendo i governi dell’Europa per questo, mi ha risposto sospirando: “Nulla. Non c’è stata nessuna attività di ripulitura, nessun risarcimento e nessuna attività preventiva”.

Nello stesso periodo, altre navi europee hanno iniziato a saccheggiare i mari della Somalia privandoli della loro più importante risorsa: il pesce. Noi abbiamo distrutto le nostre riserve ittiche a causa dello sfruttamento eccessivo, e adesso stiamo attaccando le loro. Più di 300 milioni di dollari di tonno, gamberetti, aragoste e altri pesci vengono rubati ogni anno da enormi pescherecci che navigano illegalmente nelle acque somale non protette. I pescatori locali hanno improvvisamente perso la loro fonte di sostentamento e stanno morendo di fame. Mohammed Hussein, un pescatore nella città di Marka,100 km a sud di Mogadiscio, ha detto all’agenzia Reuters: “Se non si fa niente, presto non ci sarà più pesce nelle nostre acque costiere”.

E’ questo il contesto da cui emergono gli uomini che noi ora chiamiamo “pirati”: tutti sono concordi nell’affermare che essi erano dei normali pescatori somali, i quali inizialmente si sono armati di motoscafi nel tentativo di frenare la pesca a strascico e le scarico di scorie chimiche, o almeno di imporre una “tassa” su tali attività. In una surreale intervista telefonica, uno dei capi dei pirati, Sugule Ali, disse che il loro scopo era di “fermare la pesca illegale e lo scarico nelle nostre acque…Noi non ci consideriamo banditi del mare. Noi consideriamo banditi del mare quelli che pescano illegalmente e che rovesciano nelle nostre acque scorie nucleari e portano armi nel nostro mare”. William Scott avrebbe capito queste parole.

No, tutto questo non giustifica la cattura di prigionieri e sì, alcuni sono evidentemente solo dei gangster – specialmente quelli che si sono impossessati delle scorte inviate dal World Food Programme. Ma i “pirati” godono del massiccio sostegno della popolazione locale per una ragione. Il sito somalo d’informazione indipendente WardherNews ha condotto l’indagine più approfondita che abbiamo a disposizione riguardo a ciò che la gente somala pensa e ha scoperto che il 70% della popolazione “sostiene fermamente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese”. Durante la guerra rivoluzionaria in America, George Washington e i padri fondatori americani pagarono i pirati affinché proteggessero le acque territoriali americane perché non avevano una loro marina o una guardia costiera. La maggior parte degli americani li sosteneva. E’ tanto diverso?

Ci aspettavamo forse che i somali affamati restassero passivi sulle loro spiagge, a fare il bagno nelle nostre scorie nucleari guardandoci mentre rubiamo loro il pesce che verrà mangiato nei ristoranti di Londra, Parigi e Roma? Non abbiamo fatto nulla per fermare quei crimini – ma quando qualche pescatore reagisce interrompendo il corridoio di transito del 20 percento della fornitura mondiale di petrolio, allora noi iniziamo a gridare al “male”. Se veramente vogliamo occuparci della pirateria, dobbiamo arrestarne la causa originaria – i nostri crimini – prima di spedire navi armate a scovare i criminali somali.

La storia della guerra ai pirati del 2009 è stata riassunta nel modo migliore da un altro pirata, che è vissuto e morto nel IV secolo avanti cristo. Egli era stato catturato e portato davanti ad Alessandro Magno, il quale voleva sapere “a cosa mirasse prendendo possesso del mare”. Il pirata sorrise e rispose: “A ciò a cui miri tu impadronendoti di tutta la terra; ma io, che lo faccio con una barca insignificante, vengo chiamato ladro mentre tu, che lo fai con una grande flotta, vieni chiamato imperatore”. E di nuovo, le nostre grandi navi imperiali oggi navigano per i mari – ma chi è il ladro?

POST SCRIPTUM: Alcuni commentatori guardano con perplessità al fatto che sia lo scarico delle scorie tossiche sia il furto di pesce avvengano nello stesso posto –il pesce non viene contaminato? Di fatto, la costa somala è vasta, estendendosi per 3.300 km. Per rendere l’idea, pensate a quanto sarebbe facile – se non ci fossero la guardia costiera o l’esercito- rubare pesce dalla Florida o gettare scorie nucleari in California. Questi sono eventi che accadono in posti diversi ma con gli stessi terribili effetti: morte della popolazione locale e incoraggiamento del la pirateria. Non c’è nessuna contraddizione.

Johann Hari scrive per il quotidiano The Independent.

Titolo originale: “You Are Being Lied to About Pirates”

Fonte: http://www.independent.co.uk/
Link
12.04.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI

Juventus e Inter in Marcia per la Nonviolenza

non sono un fan del calcio ma questa notizia dovrebbe interessare molti:
sabato scorso Juventus e Inter, dopo la supersfida per lo scudetto all’Olimpico di Torino, si sono simbolicamente unite per celebrare la loro adesione alla Marcia Mondiale indossando un’unica maglia, quella della pace e della nonviolenza.
Nella foto: Gianluca Pessotto, team manager della Juventus e Iván Córdoba, difensore centrale dell’Inter, sono testimonial ufficiali della Marcia Mondiale

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leggi l’articolo completo

Sabina Guzzanti processa Vauro (ad Annozero)

per chi se lo fosse perso (io compreso perchè ero stanco e mi sono addormentato :o) ecco la memorabile arringa di accusa “contro” il vignettista Vauro ad Annozero giovedì scorso: clicca qui.

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La scuola verso l’abisso

spero tu ieri sera abbia visto la puntata di Report sulla situazione del sistema scolastico italiano e gli effetti delle varie riforme in atto.

se non l’hai visto cercala in rete..(eccola qui sul sito ufficiale di Report) la devi vedere e assimilare. meditare e preoccuparti perchè la scuola, insieme alla sanità, è il motore dell’umanità.

sarebbero da esiliare, o almeno da licenziare, personaggi istituzionali e di “potere” che la pensano e agiscono diversamente.

dateci un’educazione di altissimo livello e gratuita per tutti per 20 anni, e vedrai come ti si cambia la vita di un Paese degno di considerarsi tale.

ovviamente una popolazione “liberata” da una buona educazione non voterebbe più una classe politica il cui interesse è il mantenimento del potere e il blocco della dialettica generazionale.. quindi il panorama è presto illustrato.

chiudo riportando una dichiarazione dell’amica Paola Poggi, fiorentina, di pochi giorni fa:

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L’intervento di Paola Poggi alla giornata contro il razzismo di sabato a Firenze, sulle classi ponte per gli stranieri volute dal governo.

Ciao a tutti

Grazie per essere qui e un ringraziamento speciale agli organizzatori per la possibilita’ di questo intervento.

Mi chiamo Paola Poggi, ho 36 anni, sono una maestra in ruolo da appena due anni ma ne ho dieci di supplenze alle spalle, , e da piu’ di meta’ della mia vita partecipo attivamente ne La Comunita’ per lo sviluppo umano, organismo del Movimento Umanista, creando corsi di educazione alla nonviolenza e formando insegnanti per poterli applicare nella scuola come materia di studio.

Come umanista e prima di tutto come essere umano provo repulsione per qualsiasi forma di violenza e discriminazione e per questo solo pensare ad una possibile applicazione delle classi ponte mi produce il volta stomaco.

Forse molti non lo sanno, ma da anni a Firenze in particolare, ma anche in moltissime altre citta’ di Italia grazie anche alla collaborazione con il Comune che ha istituito strutture come i Centri di alfabetizzazione e il laboratorio permanente per la pace, nelle scuole molti insegnanti lavorano attivamente per l’accoglienza degli alunni stranieri e per educare le classi al dialogo e alla conoscenza reciproca tra culture diverse. Questo lavoro rivolto ai bambini aiuta indirettamente anche la famiglia nonitalofona ad aprirsi alla nostra cultura e gli insegnanti ad aprirsi alle diverse culture delle famiglie.

L’esperienza insegna che il miglior modo per velocizzare l’apprendimento della lingua italiana e’ STARE NELLA CLASSE facilitando la relazione tra i bambini. In questo modo i bambini che non sanno l’italiano lo imparano “naturalmente”, ascoltando e imparando a parlarlo per necessita’di comunicare e giocare con l’altro. Allo stesso modo il dialogo tra culture si puo’ aprire avendo occasioni di stare insieme mescolati e non ghettizzati.

Quindi e’ chiaro che non sono motivazioni didattiche a guidare questa scelta delle classi ponte, che non solo non aiuta lo sviluppo di un’educazione interculturale, ma lo ostacola spazzando via anni di lavoro e progressi in questa direzione.

Se poi pensiamo alle conseguenze educative sulle nuove generazioni che puo’ avere l’attuazione di questa riforma, brividi scorrono lungo il nostro corpo e immagini di un passato non troppo lontano sorgono come morti tornati in vita dalla nostra memoria.

Quali messaggi arriveranno ad un bambino italiano che si trovera’ in classe solo con bambini italiani, in una societa’ multiculturale come quella attuale e che vedra’ i bambini stranieri andare a scuola in classi separate? Che cosa risponderanno i genitori e gli insegnanti alle domande che sicuramente gli porra’? Saranno risposte guidate dalla bonta’ e dal cuore o dall’opinione che trasmettono i mass media su i nonitaliani? Che tipo di relazione imparera’ ad avere con i bambini diversi da lui in un sistema scolastico che per primo nella sua metodologia li emargina?

Invito tutti noi ad un attenta riflessione su quanto sta accadendo per farci ispirare dai nostri modelli piu’ saggi e profondi e occuparci di fare la nostra parte cercando nonostante tutto di portare la pace nel cuore, agli altri e nel nostro mondo.

Paola Poggi