Archivio per la categoria e io cecio..

Si torna a scuola

in un momento storico che sta mettendo davvero a dura prova la pazienza e l’ottimismo, è con grande fibrillazione che sto preparando la mia cartella (ebbene sì è l’unica che ho trovato nell’armadio!!!) per tornare a Scuola! domani è il mio primo giorno! se tutto va bene farò gli esami a inizio dicembre.

il tutto per annunciare che i prossimi 9 mesi starò abbastanza dietro le quinte, e che le scintille le tengo per l’anno prossimo.

baci e abbracci

Mandiamoli a casa! istruzioni per un paese (non) razzista

in Italia il 23% della popolazione è straniera, quasi tutti irregolari, che ci rubano il lavoro, minano la nostra sicurezza e i nostri valori.

siamo davvero in pericolo e la cosa migliore è far sapere a tutti questi numeri per poterli mandare a casa il prima possibile.. finchè siamo ancora “umani” e non usiamo le maniere forti..

questo è circa l’atteggiamento di note correnti di pensiero e politica che , grazie a media manipolanti e compiacenti, fomentano demagogicamente e per fini non immediatamente palesi, il tema “immigrazione”.

condivido all’uopo un bellissimo documento, redatto da amici (*) che hanno davvero a cuore la costruzione di una nazione umana universale, fondata sulla solidarietà, la reciprocità e la buona conoscenza.

vuoi avvicinarti anche tu allo stato di fatto delle cose? Scarica il PDF “Mandiamoli a casa, i luoghi comuni”, leggilo e magari condividilo con chi vuoi salvare dall’ignoranza distruttiva.

* Da un’idea di Andrea Civati. Hanno collaborato: Giuseppe Civati, Ilda Curti, Ernesto Ruffini, Roberto Tricarico. Grazie a Alessandro Capriccioli e Francesca Terzoni. È un’iniziativa de La «banda» larga – www.ibandalarga.it

La Teoria del Divertimento

questo esperimento svedese (recentemente riprodotto anche a Milano) fa pensare, non è vero?

Sintesi di progetto

ovvero ecco un video che mostra il momento attuale, dove siamo arrivati con la Marcia Mondiale e i prossimi passi di quel grande progetto che è il Movimento Umanista

Donare sangue: un’azione valida

Non so perché ho aspettato tanto. A trentasei anni suonati stamani sono andato a donare un po’ di sangue. Me ne hanno preso quasi mezzo litro. Non me ne sono neanche accorto, e la colazione offerta non è stata l’unica cosa che mi è piaciuta molto.

Immagino che il mio mezzo chilo rosso possa un giorno aiutare qualcuno in difficoltà. (Non è commovente sapere che molta gente nel mondo guarisce o sopravvive grazie all’aiuto degli altri?)

Ora il mio corpo dovrà rigenerare nuova emoglobina. Sarà sicuramente più fresca e vogliosa di sprizzare energia! incredibile il meccanismo del dare, vedrai che riceverai, vero?

So che la vita di un essere umano è caratterizzata da due aspetti essenziali: il cambiamento e l’interscambio. Tutto cambia!

E ogni azione che si fa finisce, nel bene o nel male, negli altri. é inevitabile. quanto meraviglioso

Freccia Rossa

15160 Pendolare S

la vignetta dell’amico Roberto dice tutto.

personalmente ho deciso (dopo gli ultimi aumenti del 13 dicembre) che diminuirò i miei spostamenti sull’asse milano-firenze-roma

e se proprio dovrò spostarmi userò gli autostradali o la macchina (sigh)

il paradosso è che andare in macchina , anche da soli, costa meno che non in treno.

se è questo il punto di arrivo di millenni di sviluppo tecnologico, economico e sociale, il futuro è sobrio!

[wm01] Avanti all’indietro

jjjpru

non era mia intenzione, ma farò come il granchio: camminerò un po’ all’indietro.
ero partito dall’Italia due settimane fa con l’idea di pubblicare quotidianamente foto, video, diario etc…
la realtà è che sono riuscito a registrare molto: tanto immagini esterne quanto sensazioni interne. (la vita dell’Equipe base è molto più dura di quanto si possa pensare! ed ho sempre molte cose da fare)
ed ora, su un treno notturno che da Mosca mi sta portando a San Pietroburgo in compagnia dell’allegra “compagnia dell’anello” equipe base, comincio a percorrere quanto vissuto fin qui, partendo dal presente.

parto da uno dei protagonisti del cambio della mia vita, che sono riuscito a vedere poco prima di salire sul treno (sia benedetto Skype video!)
se non faccio tutti i 92 giorni di Marcia, ma soprattutto il fatto che mi sto dedicando tanto a questa Marcia, è che Fabio (JJ per gli amici) è una delle cose più importanti della mia vita, ed una delle cose più importanti che posso fare per lui è proprio questa Marcia.

perché sebbene sono sicuro che io posso cavarmela egregiamente in ogni situazione, la mia vita non termina in me. la vita dell’umanità non termina in me.
Fabio è il mio diretto successore, ma come lui ci sono milioni di esseri umani che stanno per dare il cambio alle generazioni un po’ più anziane.
ma il mondo che si troverà Fabio sarà il frutto di quello che abbiamo fatto, o NON abbiamo fatto, noi.

il nostro mondo “umano” sta mostrando i primi segni della discesa che ha iniziato tempo fa, e le crisi cominciano ad essere popolari.
come in ogni crisi si prospettano due vie: o la caduta o il risorgimento.
sono certo che con un impulso intelligente e ben fatto possiamo dare un segnale interessante per il cambio di rotta di questo mondo.

questa Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, a cui mi sto dedicando da più di un anno, ma che vedo come la culminazione di 15 anni di partecipazione al Movimento Umanista, giunta al solo “ventunesimo” giorno, si sta prospettando come un’opportunità davvero unica per dare questo segnale.

Fabio ne trarrà i suoi benefici. fosse anche solo nel mio passargli le esperienze, quando sarà un po’ più grande, di quanto sto vivendo in questo periodo.. e che cercherò di comunicarvi, passo all’indietro dopo passo all’indietro, nei prossimi giorni.

un forte abbraccio!
stefano

http://cecio.krur.com

Il complotto degli idioti

amici, sto per tornare a fare meta-informazione, più cattivo che mai!

intanto vorrei segnalare gli articoli di Paolo Barnard, che io leggo regolarmente e trovo quantomeno molto interessanti.

per chi non lo conoscesse è il giornalista che ha firmato i più bei report della trasmissione Report, per poi essersi trovato abbandonato da mamma RAI (e dal team di Report!) nel momento in cui le Big Pharma hanno fatto grande causa per uno dei suoi reportage più delicati.

da quel giorno svolge attività da “libero” contro tutti..

stamani leggo su un giornale che Calderoli parla di “complotto” sulla questione Boffo, e non posso non condividere il seguente articolo:

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=132

buona lettura ma sopratutto buone meditazioni.

Per non dimenticare il “mago” Nikola Tesla

lo considero uno dei miei miti. il più grande scienziato di tutti i tempi, probabilmente.
la prima volta che lo scoprii mi colpì (finalmente!) il suo anelito a condividere e indirizzare tutte le sue scoperte per il bene dell’umanità. e per questo fu osteggiato e morì in solitudine.

questo video è in inglese ma ne trovate molti in giro.. basta cercare!

ciao Niko

http://www.youtube.com/watch?v=gt8Y93k0pB0

le gambette di Michael Jackson, Prince e James Brown

i miei tre miti del sexy-soul-funky-dance in un video unico:

ps: il funerale di Michael Jackson sarà tutto in moonwalk

su radio Lifegate

safe_image.phpè online la trasmissione di registrata sul “Magic Bus” di Radio Lifegate per le vie di Milano, con i vostri eroi a parlare di Marcia Mondiale e di suoni armonici con il pianeta.

guarda qui: http://www.lifegate.it/passengers/2009/06/23/marcia-mondiale-della-pace-e-della-nonviolenza-puntata-n163-del-23-giugno-09/

buon ascolto e.. sintonizzati!

Il Times e Berlusconi: macché Noemi

sono sicuro che il riprodurre questo articolo ti potrebbe sconvolgere, probabilmente perché tu mi credi un anti Berlusconi ad oltranza, additandolo come l’unico nostro problema .. ah ah h. ebbene: seppure consideri il sig. Berlusconi un pessimo politico, un imprenditore mafioso, un ottimo intrattenitore da balera e non gli farei educare mio figlio (in pratica se ne poteva ben stare a fare il palazzinaro / televisionaro con le sue letteronze e tutti felici con la tv spenta), ho sempre cercato di far notare che lui non viene dalla “scuola dei cattivi”… ovvero non viene dal sistema finanziario internazionale.

è sempre stato un po’ un punto di rottura.. una contingenza uscita (o lasciata uscire) perchè.. come Bin laden ai suoi tempi, serviva ad uno scopo. è verosimilmente arrivato patteggiando con la mafia e costretto alla politica per salvarsi dalla galera, in un momento in cui era necessario smantellare la vecchia classe politica, troppo chiusa e avversa alle speculazioni internazionali (di poteri cioè _esterni_ all’italia). molto probabilmente il destinatario di tali manovre doveva essere il centro sinistra.. ma il B. è uscito dal nulla.. e da lì il “patto segreto” di non belligeranza e alternanza al potere. da un lato il centro sx a privatizzare e dare tutto in mano al “libero mercato”, dall’altro B. a farsi le leggi per non andare in galera.. davvero un bella coppia!

Paolo Barnard, giornalista che stimo molto, sintetizza abbastanza bene la situazione e condivide il mio pensiero in questo articolo che qui condivido.

meditate bene su quanta ciccia c’è in ballo… rimane l’annosa questione del se ci piace di più la padella o la brace.

Il Times e Berlusconi: macché Noemi

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Che il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e “buffone sciovinista”, e ciò solo per motivi di indignazione politica, lo lascio credere ai giornalisti, ma noi persone raziocinanti dobbiamo andare oltre. Un quotidiano della portata del Times, storico bastione del conservatorismo mondiale, voce internazionale dei Consigli di Amministrazione più potenti del pianeta, non si muove così violentemente per così poco (Noemi e festini), né è pensabile che abbiano scoperto solo oggi che Silvio Berlusconi alla guida del G8 è come un orango alla guida di un pullman. La scusante ufficiale per quell’editoriale di fuoco ai danni del Cavaliere è un insulto all’intelligenza. Rattrista, ma non stupisce, che in Italia nessuno dei paludati opinionisti pro o anti ci stia pensando.

Il motivo è altro, non v’è dubbio, ed è assai più importante. Per farvi capire, cito la caduta dal potere del dittatore indonesiano Suharto nel 1998. Uno dei peggiori assassini di massa del XX secolo, nulla da invidiare a Hitler per numero di morti, era il cocco di mamma degli USA e della Gran Bretagna, media inclusi, che lo adoravano perché obbediva puntigliosamente a ogni diktat dell’establishment economico neoliberale d’Occidente e soddisfaceva ogni sua voracità di profitto, naturalmente a scapito dell’esistenza di milioni di disgraziati suoi connazionali.

Nel 1997 Suharto fece l’errore delle sua vita: disobbedì al Tesoro americano (leggi Fondo Monetario Internazionale), una sola volta. L’allora Segretario di Stato di Clinton, Madeleine Albright, gli disse due parole secche. Fine di Suharto.

Torno in Italia. Io sono convinto che lo stesso meccanismo sia in opera col nostro capo di governo. Deve aver fatto qualcosa di non gradito a chi oltrefrontiera aveva scommesso su di lui. Forse non gli sta obbedendo, da troppo tempo, e la corda si è spezzata, dunque l’attacco del Times. C’è un’ipotesi ragionata (e qui documentata) che vale la pena considerare e ve la propongo come riflessione. Naturalmente, seguendo lo schema Suharto, per l’establishment degli investitori internazionali non è altrettanto facile sbarazzarsi di Berlusconi. Un dittatore al tuo soldo lo sciacqui giù dal lavandino con relativa semplicità, basta chiudere i rubinetti che lo foraggiano. Per un leader democraticamente eletto le cose sono molto più complesse. Di mezzo c’è la sua gente (noi) che ahimè lo vota, e continua a votarlo. In quei casi la strategia è altra, e nel mondo anglosassone si chiama ‘character assassination’. Lo si dipinge sui maggiori media compiacenti come uno scandaloso incapace, si fanno cordate con alcuni media dell’opposizione interna, e si spera che in tal modo egli ne riceva un danno elettorale. Ma soprattutto gli si manda un messaggio, chissà mai che non si ravveda. Purtroppo per i manovratori, in questo caso hanno a che fare con gli italiani, e questo non l’avevano previsto. Ma continuiamo.

Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet; ne discussi molto seriamente una sera con l’ex magistrato del pool Gherardo Colombo, che già ne sapeva qualcosa. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l’Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.

Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapporto dove si legge “Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro (due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica del Libero Mercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornire le tangibili riforme dell’ostinata burocrazia statale italiana” (1). Parole che trovano eco su decine di pubblicazioni della destra economica europea, sigle troppo oscure per questo contesto, ma tutte improntate a un senso di delusione verso le politiche economiche di Silvio. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo” (2). Da notare che siamo nel 2006, a poco dall’avvento del governo Prodi, che riceverà in quegli anni il plauso di una ridda di fanatici del Libero Mercato, come il Fondo Monetario Internazionale, e il motivo c’è: Prodi alla Commissione Europea fu uno dei falchi del Liberismo economico, e nella stanza dei bottoni sapevano bene a quel punto che per ottenere le radicali riforme del lavoro e della finanza, in Italia era sui dalemiani che bisognava puntare, visti i tentennamenti di Silvio. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulteriori privatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”. (3)

Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana, presente anche Gianfranco Pasquino (ops!). Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropes’ di politica economica nel prestigioso ateneo, che dopo aver ricordato i compiti futuri del bravo Prodi, dice: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. (4) Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” (5). Il fuoco di sbarramento contro il ‘disobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA, e proprio guarda caso allo scadere del breve mandato Prodi. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnale di mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLM volevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righe di plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è necessario” (6)

Alitalia non va giù agli investitori internazionali, e infatti non poteva mancare la regina dei loro quotidiani, il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” (7). E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri” (8) E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” (9).

Ricordo a questo punto, per chi si fosse perso, che questo coro martellante che pronuncia sempre le parole magiche ‘riforme’ e ‘Liberismo’, altro non chiede se non la solita ricetta precedentemente descritta: privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (come peraltro leggibile nelle dichiarazioni riportate). La ricetta, cioè, che di noi persone e del nostro sangue versato se ne fotte, e che pretende solo una cosa: Unlimited Corporate Profits. Ne è un esempio brillante una delle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (leggi il Tesoro USA) fatte all’Italia allo scadere del 2008, altro rimbrotto al Cavaliere. E’ profferta con un linguaggio omeopatico, ma la si può leggere fra le righe: “Gli autori apprezzano in Italia gli sforzi per diminuire la disoccupazione (nota dell’autore: si preoccupano dei nostri senza lavoro?). Gli autori incoraggiano una seconda tornata di riforme del mercato del lavoro, per rafforzare il legame fra redditi e produttività (nda: vale a dire il valore e la qualità di vita della persona misurato unicamente in termini di contributo al profitto altrui). Gli stipendi devono adeguarsi alle differenze regionali (nda: gabbie salariali, su cui il FMI insiste da tempo), il lavoro a tempo indeterminato deve essere più flessibile (nda: già praticamente non più in offerta, qui si chiede che sostanzialmente scompaia), in tandem con una rete di ammortizzatori sociali maggiorati (nda: ci risiamo, socializzare i danni e privatizzare i profitti, cioè lo Stato paga per la disperazione dei lavoratori, le aziende licenziano e si ri-quotano in borsa).” (10) Questa abiezione sociale è ciò che realmente si cela dietro alla parola ‘riformismo’ (Rutelli, Prodi e D’Alema + seguaci prendano nota).

Ma torniamo a Silvio Berlusconi. L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” (11).
v Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.

E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fatta infinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.

Nota a margine per l’Egregio direttore del Times:

“Sir, non mi risulta che negli anni cha vanno dal 1997 al 2007 il Suo giornale abbia mai usato termini così aggressivi per Mr Tony Blair, PM, mentre si rendeva corresponsabile di crimini contro l’umanità (Turchia, Timor, Ex Yugoslavia, Iraq, Palestina, Afghanistan…) e di alto tradimento della patria mandando a morire truppe britanniche su basi mendaci, oltre ad aver ridotto le classi disagiate della Gran Bretagna a livelli di povertà “pre-Vittoriana” (The Guardian), tanto che l’organizzazione Medecins du Monde ha dovuto aprire delle tende-cliniche di strada in diverse periferie urbane britanniche. Gradirei una spiegazione, Sincerely Yours, Paolo Barnard”

Paolo Barnard
Fonte: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=116
17.06.2009

Note:

1) Stockholm Network, THE STATE OF THE UNION: MARKET-ORIENTED REFORM IN THE EU IN 2004
2) The Economist 7/01/2006
3) Der Spiegel 30/01/2006
4) April 20, 2006, Harvard Gazette
5) The Economist, Apr 3rd 2008
6) WSJ MARCH 25, 2008
7) Financial Times, Sep 22 2008
8) FT, October 18 2008
9) FT, May 28 2009
10) INTERNATIONAL MONETARY FUND ITALY: Staff Report for the 2008 Article IV Consultation. Prepared by Staff Representatives for the 2008

Citizen Berlusconi: il film che forse non hai ancora visto

diversi anni fa (nel 2003.. 6 anni fa!!) negli Stati Uniti hanno realizzato questo documentario, qui presentato in forma integrale con i sottotitoli in italiano. L’avevo sicuramente già segnalato e diffuso.. ma credo che mai come oggi sia interessante vederlo con attenzione.

Interessantissime le parole di Carlo Freccero sulla modalità di sviluppo “artistico” del gruppo Mediaset (in pratica tette e culi a colori) con l’interesse esclusivo di creare spettatori consenzienti.

Se poi il nostro “ma va là” Ghedini prende per il culo chi accenna alla possibilità che il Corriere della Sera possa essere filogovernativo.. qui troverà buone testimonianze.

Infine le parole di Biagi, che ricordano, per chi non lo avesse mai saputo, che la “discesa in campo” di B. è stata necessaria per non essere fatto fuori.. penalmente parlando.. chissà se correva anche altri pericoli… da qui si spiega perchè coglie spesso l’occasione per dichiarare tipo “a me non piace quello che faccio – replica il Cavaliere – lo faccio solo per senso di responsabilità. Mi fa schifo quello che faccio. Sono disperato…”

buona visione e buona meditazione

Trailer del nuovo film di Michael Moore

uscirà il 2 ottobre (chissà se per quel giorno avrà aderito anche lui alla Marcia Mondiale!

se non capisci quello che dice.. in sintesi: “siamo in un momento di crisi molto acuto.. e anche tu potresti fare qualcosa… perchè non arraspi nel fondo delle tasche e doni qualche dollaro alle varie JP Morgan, Citigroup, etc (NOTA: gruppi bancari tra i più grandi attori della crisi finanziaria mondiale)? l’hai già fatto perdendo tutti i tuoi risparmi, mi dirai.. ma dai qualcosa ancora.. vedrai che ti farà .. SENTIRE BENE”

grande Michael

Appello ai militanti del Partito Democratico: impedite che vi sfascino il partito!!!

condivido questo articolo di Jacopo Fo. PREMESSA: ammetto di conoscere brava gente dentro il PD.. ma li considero come i bravi preti e frati di cui spesso penso: “ma come fate a stare dentro una struttura così disumana e decaduta come quella della Chiesa Cattolica?” se non fosse che l’attuale “centro-sinistra” ha delle origini alquanto contradditorie (il famoso “accordo” col Berlusconi nel 1994, quando gli promisero che mai avrebbero toccato le sue televisioni e i suoi interessi… avrete visto il film Viva Zapatero.. se no guarda questo video):

D’Alema è colui che ha guidato la guerra in Jugoslavia, respinto gli immigrati albanesi.. Fassino l’avrete visto a Report nella puntata di Report del 2003 sul WTO (e da allora lo considero meno di … beh sempre più di Borghezio, Bossi, Alfano etc… mannaggia che brutti personaggi)…

(articolo tratto da http://www.jacopofo.com/appello-partito-democratico-dalema-berlusconi-sinistra-ecologia )

Cari amici, non sono del PD ma ho a cuore il destino del vostro partito. Dal rinnovamento del PD dipende gran parte di quel che succedera’ in Italia (vedi sotto).

Quindi mi sento in dovere di avvertirvi che e’ in atto un piano molto pericoloso.
E’ partita su Repubblica un’operazione mediatica che pare proprio una manovra concertata per appoggiare una nuova ascesa di D’Alema.
Sono usciti con grande risalto due articoli di seguito che non si riferiscono a nessuna notizia. Inventano essi stessi la notizia: si mormora che D’Alema potrebbe ricandidarsi alla presidenza del PD.
Una NON notizia che viene data con un risalto enorme.
Chiaro segno che gatta ci cova.
Il contenuto degli articoli e’ a mio parere spaventoso.
Mercoledi’ 10 giugno si anticipa che il leader piu’ triste del centro sinistra voglia spaccare il PD, ritornare a due partiti divisi, per agganciare Casini e rilanciare una grande alleanza contro Berlusconi.
Magari con D’Alema come segretario nazionale del partito rosso pallidissimo, quasi rosa.
Spaventoso!
Venerdi’ 12 si ripropone come una notizia da prima pagina la stessa sbobba. La notizia e’: ”Pd, l’offensiva di D’Alema ‘Io leader? extrema ratio’” con un’aggiunta: D’Alema “Da’ lo stop a Debora Serracchiani (contro la quale si scatenano molti big Popolari)”.
La Debora e’ quella fanciulla che ha incassato piu’ voti di Berlusconi in Friuli, dopo aver sbancato sul web con un suo discorso contro i leader del PD e mostrato uno stile nuovo scontrandosi con la Brambilla a Ballaro’.
La Debora e’ la speranza oggi per il PD. Veltroni l’ha capito e parla di rinnovamento della dirigenza del partito.
Evidentemente e’ in corso uno scontro durissimo. Uno scontro di culture: alcuni si dedicano all’alchimia delle formulette politiche invece di parlare dei problemi del Paese, di costruire una vera opposizione e un vero controllo di massa sulla legalita’ di politici e amministratori, riformare il Paese, liberarlo dal giogo della burocrazia.

La battaglia ovviamente non si risolvera’ nei retrobottega.
Tutto dipendera’ dalle persone che si sono recentemente impegnate nel PD sperando nel rinnovamento e nella possibilita’ di mettere al centro della costruzione di questa neonata forza politica la concretezza che parte dalle realta’ locali. In questo settore il PD puo’ vantare molte esperienze di grandissimo valore. Sono parecchi i comuni dove sindaci e assessori del PD stanno portando avanti grandi cambiamenti e iniziative rivoluzionarie sul piano ecologico, sociale e del coinvolgimento diretto dei cittadini (vedi ad esempio l’associazione dei Comuni Virtuosi http://www.comunivirtuosi.org/, su Peccioli vedi http://www2.ecquologia.it/cms/content/view/1043/27/ ,http://www2.ecquologia.it/cms/content/view/2395/28/,
http://www.jacopofo.com/dissociazione-molecolare-peccioli-ecologia-pirolisi-ambiente).

Come chiusa osservo che D’Alema si paragona, secondo Repubblica, all’omerico eroe Aiace Telamonio, valoroso assediante nella guerra di Troia. Figlio di Telamone, re di Salamina, Aiace e’ definito da Omero ‘baluardo degli achei’.
Ma evidentemente D’Alema non e’ proprio in forma. Paragonarsi a Aiace e’ una pessima auto profezia: infatti l’eroe finisce male: si infuria perche’ non gli vengono consegnate le armi del defunto Achille e decide di uccidere Agamennone, capo degli Achei. Ma la Dea Atena per impedirglielo lo fa uscire di senno e lui si suicida gettandosi sulla propria spada. Pessima idea.
Auguri caro signor D’Alema!

SPERIAMO IN UNA NUOVA GENERAZIONE DI LEADER ANCHE DENTRO REPUBBLICA!

Anche i quotidiani perdono le elezioni. E sicuramente Repubblica dovrebbe cospargersi il capo di cenere. Soffre degli stessi disturbi comportamentali dei leader del centro sinistra e ne determina in gran parte la linea politica visto il suo peso mediatico. D’Alema e’ quel che e’ grazie al pluriennale appoggio di Repubblica.
Repubblica preferisce tacere sui grandi scandali nazionali. E buttarsi nel gossip. Da settimane continua a ripetere le 10 domande a Berlusconi sulla papi-story. Pensate se avesse messo in questi anni lo stesso impegno nel denunciare i grandi scandali italiani: il Cip6, che rubo’ 60 mila miliardi di lire alle fonti rinnovabili per regalarli ai petrolieri, la diossina ad Acerra, che continua a essere quasi il doppio di quella a Seveso quando fu evacuata (e si continua a tacere!). Repubblica poteva avvisare gli italiani del dissesto Parmalat come fece Beppe Grillo. E poteva allertare gli italiani sull’imminente crollo finanziario USA. Aveva gli strumenti e le professionalita’ per scoprire quel che in tanti avevamo ormai capito.
Invece Repubblica non lo ha fatto. Sostenendo una linea politica gemella a quella dei DS e del PD: fallimentare. Ma mentre il PD prendeva legnate elettorali Repubblica non soffriva crolli di vendite. Quindi mentre il PD si interroga Repubblica si sente bella e vittoriosa. Miracoli del fatturato.
La direzione di Repubblica preferisce non sporcarsi le mani facendo il suo mestiere di rendere trasparente la vita politica ed economica nazionale, i retrobottega dei partiti sono piu’ affascinanti e danno l’ebbrezza di avere le mani in pasta nel potere…
Speriamo che decidano di smetterla con questa linea editoriale disastrifera.

NON SONO DEL PD MA VOGLIO UN PD FORTE. SONO PAZZO?

Io non sono del PD, non simpatizzo neppure. Ma credo che il PD possa essere una forza positiva per l’Italia. Sicuramente molte persone sensate hanno creduto che la nascita del PD fosse una grande possibilita’ per il riformismo italiano.
Si tratta di persone di valore che hanno veramente intenzione di dare vita a un nuovo modo di fare politica.

Io credo che il riformismo in Italia abbia una possibilita’ se sapra’ unire tutte le forze riformiste. Invece di dividersi sulle questioni di principio bisognerebbe unirsi sugli obiettivi concreti e urgenti che tutti potrebbero condividere.

Per questo ho a cuore la crescita del PD. Io vedo i progressisti come una squadra che ha un obiettivo comune al di la’ delle sfumature. Vogliamo cancellare l’era Berlusconi, vogliamo una giustizia che funziona e una burocrazia piu’ leggera ed efficiente. Vogliamo che finisca l’era degli sprechi e della corruzione.
Questo vuole il popolo dei progressisti. E per averlo ci serve un grande movimento di oppositori radicali capaci di vivere e di consumare in modo diverso ma ci serve anche un PD forte, un’IDV forte, un partito ecologista, un partito radicale e un partito comunista forti. E ci serve che questi partiti siano in mano a una nuova generazione di dirigenti esenti dalle malattie mentali dei vecchi apparati.

Jacopo Fo