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Presto la legge marziale.. cadrai dal pero?

ricordate i “raggi del dolore?” e tutta quella tecnologia che gli USA stanno preparando da tempo per un’eventuale ribellione interna al loro paese?

cosa succederebbe se fra qualche settimana negli stati uniti cominciassero a chiudere le banche e/o nei campus universitari gli studenti iniziassero a ribellarsi al “sistema”?

e se Russia, Cina, India e le altre potenze in crescita volessero indietro dagli USA i propri crediti?

fa pensare (e dovrebbe preoccupare) il fatto che il più grande investimento di sempre degli USA sia stato in armamenti. sia interni che sparsi in centinaia di basi in tutto il mondo.
NON nella cultura, nell’educazione, nella qualità della vita, nella previdenza sanitaria e sociale.
ma nelle armi.

i più intelligenti non confondono ovviamente l’antimilitarismo con l’antiamericanesimo.

fra non molto molta gente cadrà dal pero.
se sei tra quelli come noi che sono già caduti tempo fa, converrai che la migliore cosa da fare è unirsi e aiutare gli altri a non sfracellarsi a terra.

ci vediamo settimana prossima a Milano.

grafico della situazione finanziaria attuale

ringraziando il sempre geniale Roberto Mangosi per la vignetta :)

Ecco il seguito del film Zeitgeist

chi ha già visto il film sa di cosa parliamo. da qualche giorno è disponibile sul sito ufficiale http://www.zeitgeistmovie.com

si sapeva che sarebbe arrivata la quarta parte del film/documentario che racconta il sistema di controllo/manipolazione delle coscienze che è stato creato fondato sulla violenza economica e psicologica.

godetevi (sottotitolati in italiano) le due parti di questo Addendum:

ZEITGEIST ADDENDUM parte 1

ZEITGEIST ADDENDUM parte 1

20.000 euro

è questa la cifra massima che ti consiglio di tenere su un conto in banca (ovviamente se sei un fortunato possessore di cifre maggiori!)
oltre questa cifra potrebbero arrivare difficoltà nel momento di riavere i tuoi risparmi indietro.

lo so sembra abbastanza in contrapposizione a quanto cercano di assicurare in tv.

io spero basti avere più conti correnti di massimo 20.000 euro

Spuntano le prime tendopoli

leggi su Peace Reporter l’articolo che racconta questa storia.

invito tutti a iscriversi a venire al Forum Umanista Europeo “La Forza della Nonviolenza”. il 17/18/19 ottobre a Milano.

Il più grande furto della storia

ecco un’altra lettera di oggi di Michael Moore che ripropongo per gli interessati a saperne un po’ di più…

 

Stanno rubando l’argenteria mentre si avviano fuori dalla porta
Amici, Veniamo al dunque.
La più grande ruberia nella storia di questo paese sta avvenendo ora, proprio mentre state leggendo, sebbene non sia stata utilizzata alcuna arma, ci sono 300 milioni di ostaggi. Non ci sono dubbi: dopo aver rubato mezzo miliardo di miliardi di dollari per riempire le tasche dei sostenitori affaristi della guerra negli ultimi cinque anni, dopo aver arricchito i loro amici petrolieri per la bellezza di oltre cento miliardi di dollari solo negli ultimi due anni, Bush e i suoi compari -che presto sgombreranno la Casa Bianca- stanno saccheggiando gli Stati Uniti. Tesorieri di ogni dollaro che riescono ad arraffare. Stanno rubando l’argenteria mentre si avviano fuori dalla porta. Qualunque cosa dicano,indipendentemente dalle espressioni allarmistiche che usano, sanno bene come generare paura e confusione in modo da restare nell’élite ricca sfondata. Vi basta leggere i primi quattro paragrafi dell’articolo di fondo del New York Times per capire di cosa si tratta realmente: “Nel momento esatto in cui i politicanti cercavano di salvare con 700 miliardi di dollari l’industria finanziaria, Wall Street ha iniziato a ricercare un modo per trarne profitto. “Le imprese finanziarie facevano pressioni di ogni tipo per accaparrarsi ogni sorta di investimenti scellerati coperti e non solo quelli legati alle ipoteche. “Allo stesso tempo le società di investimenti stavano manovrando per supervisionare i patrimoni per rubare i libri contabili delle istituzioni finanziarie; un ruolo che avrebbe potuto garantire loro centinaia di milioni di dollari all’anno solo di onorario. “Nessuno vuole essere escluso dalla proposte del Ministero del Tesoro per fare incetta di attività in perdita delle istituzioni finanziarie.” Incredibile. Wall Street e i suoi sostenitori hanno creato questo sconquasso e ora si apprestano a ripulire come ladri. Perfino Rudy Giuliani sta esercitando forti pressioni politiche perché le sue società vengano scelte (e pagate) per “fare da consulenti” nel salvataggio. Il problema è che nessuno realmente sa in cosa consiste questo “collasso”. Perfino il segretario del tesoro Paulson ha ammesso di non conoscere l’ammontare esatto necessario (ha semplicemente dimenticato i 700 miliardi). Il responsabile del budget del Congresso non riesce a calcolarlo e nemmeno a spiegarlo ad anima viva. Eppure stanno strillando che la fine è vicina! Panico! Recessione! La Grande Depressione!L’anno 2000, l’influenza aviaria, api assassine! Dobbiamo pagare il conto del salvataggio finanziario oggi!! Il cielo sta cadendo! Il cielo sta cadendo! Cadendo per chi? NIENTE in questo pacchetto per il salvataggio finanziario abbasserà i costi della benzina che usate per andare al lavoro. NIENTE in questo conto vi salverà dal perdere la casa. NIENTE in questo conto vi darà l’assicurazione sanitaria. Assicurazione sanitaria? Mike, come mai tiri fuori questo argomento? Che cos’ha a che fare con il collasso di Wall Street? Ha tutto a che fare. Il cosiddetto “collasso” è stato scatenato dalle massicce inadempienze e dalle privazioni del diritto di cancellare un’ipoteca sulle case della gente. Sapete perché così tanti americani stanno perdendo la casa? A sentire i Repubblicani è perché sono stati concessi troppi mutui alla classe operaia che non poteva realisticamente permetterseli. Ecco la verità: la principale causa per cui la gente ha dichiarato bancarotta è dovuta alle fatture mediche. Lasciatemi solo dire questo: se avessimo una copertura assicurativa universale, questa crisi dei mutui probabilmente non si sarebbe presentata. Questa missione salvataggio serve a proteggere l’osceno ammasso di ricchezze accumulato negli ultimi otto anni. Serve a proteggere i principali azionisti che possiedono e controllano l’America societaria. E’ per garantire che i loro yacht, le lussuose ville e lo “stile di vita” proseguono senza scossoni mentre il resto dell’America soffre e combatte per pagare i conti. Per una volta facciamo soffrire i ricchi. Facciamo che siano loro a pagare per il salvataggio finanziario. Stiamo spendendo 400 milioni di dollari al giorno per la guerra in Iraq. Facciamo smettere la guerra immediatamente e risparmiamo mezzo miliardo di miliardi! Devo smettere di scrivere questo pezzo e voi dovete smettere di leggerlo. Stanno inscenando un colpo finanziario questa mattina nel nostro paese. Sperano che il Congresso agisca in tempi rapidissimi, prima che possiamo avere la possibilità di fermarli. Perciò smettete di leggere e fate qualcosa-ORA!

Ecco cosa potete fare subito:

1. Chiamate o mandate una e-mail al senatore Obama. Ditegli che non deve per forza rimanere lì seduto per sostenere Bush, Cheney e il casino che hanno fatto. Ditegli che sappiamo che è tanto in gamba da poter rallentare il gioco e trovare la giusta strada da percorrere. Ditegli che i ricchi devono pagare per qualunque aiuto offrano. Usate l’influenza che abbiamo in questo momento per una moratoria sul pignoramento delle case, per fare pressione per una copertura sanitaria universale e ditegli anche che la gente deve essere consultata sulle decisioni economiche che riguardano la loro vita e non i baroni di Wall Street.

2. Scendete per le strade. Partecipate a una delle centinaia di dimostrazioni estemporanee che si stanno organizzando in tutto il paese) specialmente a quelle in prossimità di Wall Street e Washington).

3. Chiamate i vostri rappresentanti al congresso e i vostri senatori (cliccate qui per trovare i loro numeri telefonici: http://www.visi.com/juan/congress/ ). Raccontategli quello che avete detto al senatore Obama. Se si fallisce nella vita poi c’è un prezzo molto alto da pagare. Ciascuno di voi conosce le regole di base e ad un certo punto ha pagato le conseguenze delle proprie azioni. In questa grande democrazia, non possiamo permettere che ci siano leggi per la maggior parte dei cittadini lavoratori e altre leggi per l’élite che, per di più, quando incasinano tutto, si ritrovano con un altro regalo servito su un piatto d’argento.
Non più! Mai più!

con affetto,
Michael Moore

P.S. Dopo aver approfondito l’argomento del conto del salvataggio, dovete sapere che vi hanno mentito. Hanno detto di come garantiranno una continuità in caso di cambio di proprietà nelle aziende ma non hanno detto NIENTE su cosa questi dirigenti faranno ai SALARI. Secondo il Repubblicano Brad Sherman della California, questi manager continueranno a riscuotere milioni di dollari al mese di stipendio. Non c’è nessun diritto di proprietà diretto per la gente americana per il denaro deferito. Le banche estere e gli investitori potranno ricevere miliardi di dollari a fondo perduto. Una grossa fetta dei 700 miliardi di dollari andrà direttamente alle banche cinesi e del Medio Oriente. Non c’è alcuna garanzia che rivedremo i soldi.

P.P.S. Ho parlato con della gente che conosco a Washington e mi hanno spiegato come mai ci sono così tanti Democratici invischiati in questo affare: perché Wall Street questo fine settimana metterà loro una pistola alla tempie: o accetteranno di girare i 700 miliardi di dollari oppure come primo provvedimento inizieranno a far saltare i fondi pensionistici dei costituenti della classe media. I Democratici temono che questa minaccia si avveri. Ma questo non è il momento di indietreggiare o di agire come hanno fatto i tipici Democratici negli ultimi otto anni. I Democratici hanno regalato un’elezione a Bush. I Democratici hanno dato a Bush i voti di cui aveva bisogno per invadere uno stato sovrano. Una volta che hanno preso il comando al Congresso nel 2007, si sono rifiutati di farla finita con la guerra. E ora stanno per rendersi complici del crimine del secolo. Dovete chiamarli ora (http://www.visi.com/juan/congress/ ) e dire “NO!” Se li lasciamo fare, immaginatevi quanto sarà duro ottenere qualcosa di buono quando il Presidente Obama siederà alla Casa Bianca. QUESTI DEMOCRATICI SONO FORTI NELLA MISURA IN CUI LI SOSTENIAMO. CHIAMA IL CONGRESSO ORA.

no comment

dal corriere.it di oggi:

Il piano di Michael Moore per risolvere il caso di Wall Street

riporto questi commenti e queste proposte di di Michael Moore che condivido appieno.

 

I 400 americani più ricchi – sì, proprio così, sono solo 400 persone – posseggono DI PIU’ dei 150 milioni di americani dei ceti più bassi messi insieme. 400 ricconi posseggono più beni nascosti di metà della nazione! La somma netta totale dei loro averi è pari a 1.6 trilione di dollari. Durante gli otto anni dell’amministrazione Bush, si sono arricchiti di quasi 700 miliardi di dollari – la stessa cifra che ci stanno chiedendo di dargli per tirarli fuori dai guai. Perché non usano i soldi che si sono fatti sotto Bush per uscirne? Resterebbe loro circa un trilione di dollari da suddividersi!

Ovviamente non lo faranno – perlomeno non di propria volontà. A George Bush erano stati consegnati 127 miliardi di dollari quando Bill Clinton lasciò la presidenza. Siccome quei soldi erano NOSTRI soldi, e non suoi, lui ne fece quello che piace fare ai ricchi – spenderli e non pensarci più. Adesso abbiamo un deficit di 9.5 trilioni di dollari, perché mai dovremmo anche solo pensare di dare a questi ladri patentati altri soldi nostri? 

Io vorrei proporre un nuovo piano di cosiddetto “salvataggio”. I miei suggerimenti, elencati qui sotto, vengono da una semplice ed unica considerazione, che i ricchi devono salvarsi da soli il loro culo di platino. My spiace amici, ma ci avete trapanato in testa una volta di troppo che: Non… si… mangia… a… sbafo. E grazie per averci incoraggiato ad odiare i poveracci della previdenza sociale, così non daremo niente neanche a voi. Questa sera all Senato cercheranno di far passare in tutta fretta un loro progetto di “salvataggio”. Dobbiamo fermarli a tutti i costi! Lo abbiamo fatto lunedì alla Camera, e lo possiamo rifare oggi al Senato.

È però chiaro che non possiamo semplicemente continuare a protestare senza proporre esattamente quello che pensiamo che il Congresso debba fare, per cui, dopo varie consultazioni con persone più in gamba perfino di Phil Gramm, eccovi le mie proposte, ora conosciute col nome di “Il Piano di Salvataggio di Mike”. E’ composto da 10 punti semplici e diretti:

1. NOMINARE UN PUBBLICO MINISTERO PER INCRIMINARE CHIUNQUE A WALL STREET ABBIA COSCIENTEMENTE CONTRIBUITO A QUESTO COLLASSO. 

Prima di spendere qualsiasi somma, il Congresso, tramite risoluzione speciale, deve impegnarsi a fare causa a chiunque abbia la benché minima colpa nel tentato saccheggio della nostra economia. Ciò significa che chiunque abbia commesso illeciti del tipo insider trading, emesso titoli fraudolenti o qualsiasi altra cosa che abbia portato a questo collasso deve andare in galera. Il Congresso deve nominare un pubblico ministero speciale che vigorosamente persegua tutti coloro che hanno causato questo bordello, e chiunque altro tenti di truffare il pubblico in futuro.

2. I RICCHI DEVONO PAGARE PER TIRARSI FUORI DAI LORO STESSI GUAI. 

Dovranno accontentarsi di vivere in 5 case anziché in 7. Dovranno guidare 9 macchine anziché 13. Il cuoco per i loro terrier nani dovrà essere riassegnato a nuovi incarichi. Ma dopo aver costretto i redditi delle famiglie a diminuire di 2.000 dollari durante l’amministrazione Bush, non c’è verso che sia i lavoratori che i ceti medi debbano cacciar fuori un solo centesimo per sovvenzionare il prossimo acquisto di uno yacht. Se, come dicono, hanno veramente bisogno di 700 miliardi di dollari, ebbene ecco un modo facile facile per ottenerli:
a) Ogni coppia che guadagna più di un milione di dollari all’anno ed ogni singolo contribuente che ne intaschi più di 500.000 all’anno pagherà un supplemento di tassa del 10%. (E’ il piano del Senatore Sanders. E’ come il Colonnello Sanders2, soltanto che lui intende spennare i polli giusti.) Ciò significa che i ricchi continueranno comunque a pagare meno tasse di quante ne pagavano sotto il presidente Carter. Questa operazione consentirà di recuperare 300 miliardi di dollari.
b) Come succede in quasi ogni altra democrazia, si dovrà tassare dello 0,25% ogni transazione commerciale. Questo raccoglierà più di 200 miliardi di dollari all’anno.
c) Siccome ogni azionista è un buon patriota, gli azionisti rinunceranno ad intascare un quarto dei loro dividendi, per cui questi soldi non erogati andranno al Tesoro per pagare “il salvataggio”.
d) Il 25% delle maggiori società statunitensi al momento non paga alcuna tassa federale. Il reddito da tasse federali è al momento l’1.7% del PIL, paragonato al 5% degli anni ’50. Se aumentiamo le tasse societarie a quei livelli otterremo un ulteriore 500 miliardi di dollari.
Tutte queste cose insieme dovrebbero bastare a coprire questa catastrofe. I ricchi potranno tenere i loro palazzi e la loro servitù, e il nostro governo degli Stati Uniti (“PRIMA LA NAZIONE”) avranno un po’ di avanzi per pagarsi qualche strada, ponte, scuola.

3. SALVIAMO LA GENTE CHE STA PERDENDO LA CASA, NON QUELLI CHE COSTRUIREBBERO LA LORO OTTAVA CASA. 

Al momento ci sono 1 milione e 300.000 case pignorate. Ecco il cuore di questo problema. Perciò, invece di regalare soldi alle banche, paghiamo un acconto di 100.000 dollari su ognuno di questi mutui. Forziamo poi le banche a rinegoziare tali mutui di modo che i proprietari di queste case possano pagarle in base al loro valore reale. Per essere sicuri che questi soldi non vadano a furbetti o a chi ha speculato nel settore edilizio, questo aiuto dovrà essere indirizzato alle prime case soltanto. In cambio per questi 100.000 dollari di acconto sui mutui esistenti, il governo ottiene una condivisione sul mutuo, in modo da poter recuperare una percentuale dei suoi soldi, così il costo iniziale per aggiustare alla radice la crisi dei mutui (anziché con gli ingordi usurai) sarebbe di 150 anziché di 700 miliardi di dollari.
Qui mettiamo le cose in chiaro. La gente che ha avuto difficoltà a ripagare il proprio mutuo non è “un cattivo rischio”. Sono americani come noi, e tutto quello che volevano è quello che tutti noi vogliamo, una casa tutta loro. Ma durante l’amministrazione Bush a milioni hanno perso il lavoro che avevano. Sei milioni sono caduti in povertà. Sette milioni hanno perso la loro copertura sanitaria. E tutti si sono visti i loro stipendi diminuire di 2.000 dollari. Chi osa guardare con condiscendenza questa gente che ha avuto un guaio dopo l’altro dovrebbe vergognarsi. Siamo una società migliore, più forte, più sicura e più felice quando ognuno di noi può permettersi di vivere in una casa propria.

4. SE LA VOSTRA BANCA, O LA VOSTRA DITTA RICEVE SOLDI NOSTRI IN UN “SALVATAGGIO”, ALLORA VOI CI APPARTENETE. 

Mi spiace, ma è così. Se la banca mi dà soldi per comprare una casa, la casa appartiene a quella banca finché l’avrò ripagata – con gli interessi. Lo stesso accordo deve valere per Wall Street. Qualsiasi somma vi necessiti per rimanere a galla, se il governo vi ritiene un rischio sicuro – e che sia per il bene del paese – allora potrete avere un prestito, ma voi ci apparterrete. Se sarete inadempienti vi venderemo. Questo è ciò che ha fatto il governo svedese, ed ha funzionato. 

5. TUTTE LE REGOLE DEVONO ESSERE RISTABILITE. LA RIVOLUZIONE DI REAGAN E’ MORTA.

Questa catastrofe è potuta succedere perché abbiamo permesso che la volpe avesse la chiave del pollaio. Nel 1999, Phil Gramm ideò un progetto di legge che eliminava ogni regolamentazione di Wall Street e del nostro sistema bancario. Il progetto passò e Clinton lo firmò. Questo è ciò che il Senatore Phil Gramm, il principale consigliere economico di McCain, ebbe a dire al momento della firma: “Negli anni ’30… si credeva che il governo fosse la risposta. Si credeva che stabilità e crescita venissero dal fatto che il governo avesse il controllo sul funzionamento del libero mercato. Oggi siamo qui per abrogare (quello) perché abbiamo imparato che il governo non è la risposta. Abbiamo imparato che le risposte vengono da libertà e concorrenza, sappiamo cioè che per promuovere crescita e stabilità economica dobbiamo essere liberi e competitivi. Sono orgoglioso di essere qui perché questo è un progetto di legge importante; è un progetto di deregolamentazione. Io credo che questa sia la chiave del futuro, e sono estremamente orgoglioso di aver partecipato a farne una realtà”.
Ebbene, questo progetto di legge deve essere abrogato. Bill Clinton può concorrere a far sì che il progetto di Gramm sia revocato e a ripristinare regole ancora più ferree per il controllo delle nostre istituzioni finanziarie. E quando ciò sarà stato fatto, si possono ripristinare le regolamentazioni che riguardano compagnie aeree, ispettorato del cibo, industria petrolifera, OSHA (Occupazione, Sicurezza e Amministrazione Sanitaria), e ogni altro ente che riguarda il nostro vivere quotidiano. Ogni errore su qualsiasi clausola di “salvataggio” deve essere forzatamente ripagato a suon di dollari, e chi sgarra deve essere perseguito penalmente.

6. SE E’ TROPPO GRANDE PER FALLIRE, ALLORA SIGNIFICA CHE E’ TROPPO GRANDE PER ESISTERE.

Permettere la creazione di queste mega-fusioni e non implementare le leggi del monopolio e dell’antitrust ha fatto sì che numerosi enti finanziari crescessero così tanto che il solo pensiero del loro crollo significa un crollo ancora più disastroso per l’intera economia nazionale. Nessun ente o istituzione dovrebbe avere questo strapotere. La cosiddetta “Pearl Harbour economica” non può succedere quando ci sono centinaia – migliaia – di istituti dove la gente ha investito i propri soldi. Se abbiamo una dozzina di case automobilistiche, se una fallisce non è che succeda un disastro nazionale. Se in una città abbiamo tre testate giornalistiche di tre proprietari diversi, allora un’agenzia mediatica non può dettare le proprie leggi (lo so… cosa sto pensando?! Chi legge più i giornali? Sono felicissimo che tutte quelle fusioni e acquisizioni ci hanno lasciato con una stampa forte e libera!). Bisogna fare leggi che impediscano alle compagnie di diventare così enormi e potenti che con un solo colpo all’occhio questi giganti cadano stecchiti. Così come non bisogna permettere a nessun istituto finanziario di creare schemi economici che nessuno capisce. Se non lo puoi spiegare in due frasi, allora non dovresti prendere soldi da nessuno.

7. NESSUN DIRIGENTE DOVREBBE ESSERE PAGATO PIÙ DI 40 VOLTE I PROPRI IMPIEGATI, E NESSUN DIRIGENTE DOVREBBE RICEVERE ALCUN TIPO DI “PARACADUTE”, MA ACCONTENTARSI DEL GENEROSISSIMO SALARIO CHE LUI/LEI HANNO RICEVUTO DURANTE IL LAVORO CON LA DITTA.

Nel 1980 il direttore generale medio guadagnava circa 45 volte il salario di un impiegato. Arrivati al 2003 il divario è di 254 volte. Dopo 8 anni di Bush i direttori generali guadagnano adesso 400 volte la media salariale dei propri impiegati. E’ incredibile come questo possa succedere in compagnie pubbliche. In Gran Bretagna, il direttore generale medio guadagna 28 volte il salario di un impiegato medio. In Giappone soltanto 17 volte! A quanto ho saputo, il direttore generale della Toyota vive in gran lusso a Tokyo. Come può farlo con così pochi soldi? Seriamente, questo è un oltraggio. Abbiamo creato il casino in cui ci troviamo perché abbiamo permesso che la gente ai vertici si gonfiasse a dismisura con milioni di dollari. Questo deve finire. Non solo nessuno dei direttori generali che riceveranno aiuti in questo frangente dovrà trarne profitto, ma chi di loro era a capo di una ditta fallimentare deve essere licenziato prima che la ditta riceva qualsiasi aiuto.

8. RAFFORZARE LA FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) E FARNE UN MODELLO PER PROTEGGERE NON SOLO I RISPARMIATORI, MA ANCHE LE LORO PENSIONI E LE LORO CASE. 

Obama correttamente ha proposto di estendere la protezione del FDIC ai risparmi fino a 250.000 dollari. Ma lo stesso trattamento va esteso ai fondi pensione nazionali. La gente non dovrebbe mai preoccuparsi se i soldi che hanno risparmiato per la vecchiaia ci saranno quando ne avranno bisogno. Ciò significa che il governo deve tenere uno stretto controllo sulle compagnie che gestiscono i fondi dei propri impiegati – oppure può significare che le compagnie lascino che sia il governo a gestire i fondi dei propri impiegati. Anche le pensioni private devono essere protette, ma forse è arrivato il momento di non investire i soldi della propria pensione in quel casinò che va sotto il nome di mercato azionario. Dovrebbe essere un dovere solenne del governo garantire che chiunque invecchi in questo paese non debba preoccuparsi di finire per strada.

9. ABBIAMO TUTTI BISOGNO DI FARE UN RESPIRO PROFONDO, CALMARCI E NON LASCIARE CHE LA PAURA CI ATTANAGLI.

Spegnete il televisore! Non siamo alla Seconda Grande Depressione! Il cielo non ci sta cadendo addosso. Sapientoni e politici ci stanno talmente bersagliando di bugie a raffica che è difficile non esserne scossi. Perfino io ieri vi ho scritto ripetendo quello che avevo sentito nei notiziari, che il Dow Jones ha avuto il tonfo più pesante della sua storia. Bene, è vero per quanto concerne i punti, ma la caduta del 7% non si è neanche avvicinata al Lunedì Nero del 1987 quando il mercato azionario perse il 23% del suo valore in un solo giorno. Negli anni ’80 3.000 banche chiusero, ma l’America non fallì. Questi istituti hanno sempre avuto i loro su e giù, ma alla fine si stabilizzano. Devono farlo, perché ai ricconi non piace perdere i loro soldi. E’ nel loro interesse far calmare le cose per poter saltare nuovamente dentro il loro Jacuzzi.
Per quanto pazzi siano i tempi, decine di migliaia di persone hanno ottenuto un prestito per comprarsi l’auto questa settimana. Migliaia sono andati in banca ed ottenuto un mutuo per la casa. Gli studenti appena tornati ai college hanno trovato le banche felicissime di prestare loro soldi per i prossimi 15 anni. La vita ha continuato il suo corso. Non un solo individuo ha perso alcun soldo se è in banca, in un buono del tesoro, o in un certificato di deposito. E la cosa più incredibile è che gli americani non si sono fatti infinocchiare da questa campagna di paura. La gente non ha battuto ciglio ed ha detto al Congresso di prendersi il loro “salvataggio” e infilarselo nel sedere. QUESTO è stato grandioso. Perché la gente non si è lasciata abbindolare dai discorsi catastrofici del presidente e dei suoi compari? Beh, puoi solo dire fino a un certo punto che “Sadddam ha la bomba” prima che la gente si renda conto che sei un bugiardo sacco di merda. Dopo otto lunghi anni il paese è esausto e non ne può proprio più.

10. CREARE UNA BANCA NAZIONALE, UNA “BANCA DEL POPOLO”.

Se poi fremiamo per stampare un trilione di dollari, invece di darli a pochi ricconi, perché non ce li diamo a noi stessi? Adesso che Freddie and Fannie ci appartengono, perché non fondare una banca del popolo? Una banca che offra prestiti a basso costo per chiunque voglia comprarsi una casa, avviare un’attività, andare a scuola, trovare la cura per il cancro o creare la prossima grande invenzione. E adesso che anche AIG ci appartiene, la più grande compagnia di assicurazioni del paese, facciamo il prossimo passo e forniamo un’assicurazione sanitaria a tutti. Cure mediche per tutti. Ci risparmierebbe tantissimi soldi in futuro. E non saremo più dodicesimi nella lista dell’aspettativa di vita. Avremo una vita più lunga, godremo delle nostre pensioni protette dal governo, e vivremo abbastanza da vedere il giorno in cui i criminali delle corporazioni che hanno causato tanta miseria usciranno di prigione e noi potremo aiutarli a reintegrarsi nella vita civile – una vita con una bella casa e una macchina che non va a benzina, inventata con l’aiuto della Banca del Popolo.

Vostro
Michael Moore

Fonte: http://www.michaelmoore.com/ traduzione di  GIANNI ELLENA per ComeDonChischiotte

Il sistema finanziario sta esplodendo… che fare?

io personalmente sto dividendo quei due euro che sono riuscito a mettere via su due conti correnti di banche totalmente diverse (la Cariparma e un libretto di risparmio della Coop). ne avessi altri (di soldi), li metterei in una cassetta di sicurezza, ancora meglio se convertiti in oro.

se avessi investimenti li trasformerei come minimo in BOT nazionali (niente investimenti esteri please, tantomeno quei “prodotti finanziari” freschi freschi all’ultima moda.

Sono felicissimo di aver interrotto anni fa il pagamento di un piano previdenziale / assicurativo, perché sapevo che nel giro di 20 anni la situazione sarebbe drasticamente mutata.. meglio previdenziare in altro modo, mi dicevo.

NON credere alla tv quando vedi personaggi (tipo ieri l’amministratore delegato di Unicredit, o l’altra settimana i vari banchieri USA) dichiarare la solidità delle proprie situazioni.

Come prevedevamo è possibile che presto il “sistema” metta la mano in tasca alla gente e toccare le proprietà private. certo sarebbe un cambiamento drastico per tutto il “liberismo” che tanto sbandierano, e potrebbe creare forti tensioni (guardiamo in Bolivia dove semplicemente Evo Morales sta tentando di nazionalizzare le risorse primarie per la salvezza dela maggior parte della popolazione… guerra civile da parte di pochi proprietari terrieri e industriali appoggiati dagli USA)

ora torno a lavorare.. rimando a questo articolo chi volesse approfondire quanto è profondo il baratro

Mandateli tutti in galera

non posso non avere il dente avvelenato.

ma è bello sapere che nei giorni scorsi, a Wall Street , nel totale silenzio mediatico, moltissime persone sono scese in piazza a manifestare contro la manovra da 700 miliardi di dollari (poi fallita) per salvare i banchieri privati dal fallimento, con slogan tipo: “non salvateli. mandateli in galera!”

quello che sta succedendo mi preoccupa moltissimo. come sapete sapevamo da (molto.. moltissimo) tempo  che sarebbe successo. prevediamo che potrebbero anche arrivare a metterci le “mani in tasca”.

quando la gente si accorgerà che per decenni abbiamo alimentato un sistema così corrotto e disumano (perchè sappiamo benissimo chi fomenta le guerre, le privatizzazioni, il “lavoro flessibile”, l’insicurezza sociale, la speculazione immobiliare…), di colpo si potrebbe volere un altro modo di considerare l’umanità.

Presto sorgerà l’esigenza di un nuovo umanesimo. speriamo di essere pronti a rispondere in tempo

Discorso di Bush a reti unificate sulla crisi finanziaria USA

ecco una video sintesi del recente discorso di Bush a reti unificate in prime time (prima serata) in USA: c’è poco da stare allegri. Questa volta non sono riusciti a nascondere l’ombra della recessione dietro eventi catastrofici o guerre improvvisate.

Una cosa semplice e banale: qui bisogna incazzarsi a morte contro sta gente che prima ti deruba tutto con i loro giochi di speculazione finanziaria e merita ipocrisia, e poi vengono a piangere miseria chiedendo alla povera gente di fare enormi nuovi sacrifici per risolvere le loro malefatte.

Non deve essere stato facile per Bush, dopo tutto quello che sbandiera, l’essere prima costretto a “nazionalizzare” i più importanti istituti di credito mondiali, e poi una così potente dichiarazione di fallimento pubblica proprio alla vigilia delle nuove elezioni presidenziali.

Questo non è un attacco contro gli USA, tanto meno contro le “destre” o i “conservatori”: in questo gioco di mettere in primo piano la speculazione finanziaria ci sono dentro tutti, ma proprio tutti. Compresi me e te che magari ce ne stiamo zitti a fare i videogiochi o telenovelas e farci fottere dai soliti noti e magari cercare di farcelo pure piacere.

In questo momento è quanto mai necessaria una presa di posizione e la partecipazione a movimenti e progetti di riscossione popolare massivi. Vorrei tanto vedere decina di migliaia di persone venire al Forum di Milano il 17 ottobre e prepararsi e prevenire il peggio, ovvero la degenerazione di questa crisi mondiale in violenza mondiale.

IMPLOSIONE NELL’IMPERO

riporto un interessante articolo di Guillermo Sullings, economista latino-americano e portavoce del nuovo umanesimo per l’Argentina, che può dare diversi spunti di comprensione e approfondimento della situazione attuale.

IMPLOSIONE NELL’IMPERO

Il contesto nel quale si dà questa crisi

In questi giorni stiamo assistendo all’approfondimento di una enorme crisi finanziaria, con l’epicentro negli Stati Uniti ma con delle conseguenze in tutto il mondo. In realtà questa crisi è cominciata a mostrarsi da un anno, ma si stava generando già nel 2006, e le sue radici sono anteriori. Potremmo sicuramente dire che  la “terra fertile” per lo sviluppo di tali radici, sono state arate da decadi.

Nell’anno 2000, quando abbiamo pubblicato “Economia Mista”, dedicammo dei paragrafi a quello che denominammo “la trappola del credito”, come il fenomeno con il quale si stimola le persone ad anticipare il consumo mediante l’indebitamento. In un primo momento il livello di consumo si incrementa (perché le persone spendono l’equivalente di quello che guadagnano, in più l’equivalente a ciò di cui si fanno debitori), e in un secondo momento i loro consumi diminuiscono perché i debiti devono ridurre le loro spese regolari, per generare un risparmio che gli permette di pagare ciò di cui sono debitori, più gli interessi incorporati, che nel caso del credito a lungo tempo, possono arrivare a duplicare il valore di ciò che si è acquistato. Da una parte genera un trasferimento di ingressi dall’economia produttiva verso la banca, e da un’altra parte genera cicli di successiva espansione e contrazione nell’economia. 

Questo perché, mentre quando si espande il credito, il maggior consumo, genera una crescita dell’economia reale, (e quindi la gente aumenta i loro ingressi e si crea le condizioni per affrontare le sue spese e i suoi debiti), siccome il ritmo di crescita reale è sempre minore rispetto la crescita del credito, si generano le famose “bolle”, che inevitabilmente scoppiano. 

Quando parliamo di questi temi di “Economia Mista”, menzioniamo anche al livello di indebitamento che avevano già nella società Statunitense, ed abbiamo detto che in qualche momento questa situazione sarebbe scoppiata. Tutto indica che questo momento si sta avvicinando. Non è per nulla facile stimare i tempi di queste cose. Quando nel 1998 abbiamo anticipato la caduta della convertibilità Argentina, abbiamo potuto realizzare l’analisi su una economia molto più piccola, più semplice, e limitata ad un solo paese. 

L’economia degli Stati Uniti invece, oltre ad essere enormemente maggiore e più complessa, ha potuto “esportare” i suoi problemi, e si dovrebbe avere un enorme quantità di informazioni da tutto il mondo, per fare previsioni più precise. Però non vi sono dubbi che la tendenza sia verso una crisi ogni volta più profonda.

Prima di riferirci al detonante della crisi attuale, c’è da capire come funziona la società Statunitense rispetto al credito, al consumo e all’investimento speculativo. 

In questo paese esiste una cultura molto radicata rispetto l’indebitarsi per salire nella scala sociale (mediante il consumo). E  chi  ha capacità di risparmio, ha una cultura molto diffusa nell’investire in azioni, fondi di finanziamento, e tutta una serie di complessi strumenti finanziari, che qui per la gente comune non capisce neanche di che si tratta. 

Negli Stati Uniti la maggior parte  della popolazione si indebita per comprare elettrodomestici, auto e case, e quando li termina di pagare si indebita per rinnovarli. Gli studenti universitari si indebitano per pagare i loro studi e dopo pagano i loro crediti quando  li ricevono. E’ una società indebitata, al punto tale che nel momento attuale, il livello di indebitamento medio delle casalinghe è del 120% dei loro ingressi annuali; ovvero in media, se i cittadini statunitensi potessero stare un anno senza spendere un dollaro neanche per mangiare, ugualmente dovrebbero lavorare tutto questo anno e qualche mese in più per pagare quello che devono. 

Il 75% di questi debiti corrispondono a debiti ipotecari, detonanti dell’attuale crisi. Però questo livello di indebitamento dei cittadini Statunitensi, non è solamente interno (tra di loro), ma oltre a questo si sta finanziando con l’enorme deficit che ha questo paese tanto nella bilancia commerciale, come nella bilancia dei pagamenti, visto che è il governo più indebitato del pianeta.  

Tra Cina e Giappone accumulano titoli del debito Statunitense di un valore quasi di 2 bilioni di dollari, grazie al loro surplus commerciale con quel paese.

 

Gli antecedenti della crisi attuale

All’interno del contesto di una società abituata ad indebitarsi crescentemente,  da una parte, e a generare bolle di investimenti dall’altra, è lì che comincia a crescere la bolla immobiliaria tra il 2002 e il 2005. 

In quegli anni la Riserva Federale aveva abbassato i tassi per attivare l’economia, dopo l’impatto recessivo che generò i timori a partire dagli attentati dell’11 settembre. 

Le banche quindi potevano indebitarsi per il 2 % annuale, e fare prestiti per l’8% annuale a chi voleva comprare o costruire una casa. Era un grande negozio finanziario, per se stesse, però la voracità delle banche non si conformava con ciò; per attirare molti più clienti che prendessero il loro credito ipotecario, rilassarono le loro regole e i loro controlli e aggiudicarono crediti a persone con meno solvenza (ipoteca “subprime”), e fu l’auge dell’affare immobiliare, che fece salire e salire il prezzo delle proprietà. 

Però a loro volta per poter prestare a ogni volta più clienti, le banche avevano bisogno di attrarre fondi nel mercato, così fu quando cominciarono ad offrire in garanzia le stesse ipoteche che avevano nelle cartelle dei loro clienti. 

Fecero questo una e un’altra volta, e le ipoteche si trasformarono in supporti di tutta una complessa trama di strumenti finanziari dei quali arrivarono a partecipare anche le banche europee. 

Milioni di risparmiatori, attraverso delle banche, fondi di investimento, e imprese quotate in borsa, finanziarono la crescita della bolla, la maggioranza delle volte senza sapere quale era la garanzia finale dei loro investimenti. 

Tutto questo d’accordo con il prestigioso rating di rischio che tanto si sono occupati di squalificare le economie emergenti, e mai hanno avvertito i risparmiatori sul rischio di questi irrazionali strumenti di credito del primo mondo. Tutto è stato un affare prospero mentre le proprietà salivano di valore e la ruota dell’indebitamento e dei pagamenti delle quote seguiva funzionando. Però come tutte le bolle un giorno è scoppiata.

La Riserva Federale cominciò ad aumentare i tassi fino a superare il 5% per contenere l’inflazione, e così le banche aumentarono anche loro i tassi dei crediti ipotecari già aggiudicati ( quelli a tasso variabile). 

Molti proprietari che non erano molto solvibili, già iniziavano ad entrare in mora; con l’aumento dei tassi la mora si moltiplicò e già nel 2006 si ebbe 1,200,000 esecuzioni ipotecarie. Il valore delle proprietà, che era arrivato a livelli irrazionali, cominciò a sgonfiarsi, prima per la logica dei valori relativi, però questo sgonfiamento si accellerò quando molti proprietari misero in vendita le loro case perché non potevano pagare le quote della loro ipoteca. 

Questo calo della proprietà fece che molti proprietari avessero con la banca un debito maggiore al valore della loro casa, con il quale l’avevano messa in vendita, valore che a sua volta condizionato dalle vendite continuò ad abbassarsi. 

Al giorno di oggi si stima che più di 5,000,000 famiglie hanno in vendita la loro casa perché non possono pagare l’ipoteca, e ci sono 2,000,000 che stanno per perderla in una esecuzione ipotecaria.

Quando scoppiò la crisi in agosto del 2007, si stimava che avevano morosità accumulate di più di 500,000 milioni di dollari nel mercato delle ipoteche. 

Però molto maggiore era la perdita di valore dei titoli e azioni che stavano supportati dalle chiamate “ipoteche spazzatura”. In altre parole, molte delle banche vincolate in affari immobiliari non poterono affrontare i loro debiti perché evaporarono i loro attivi, supportati da ipoteche non creditizie e svalutate. 

In questa complessa trama finanziaria, l’effetto domino iniziò a portare al fallimento molte entità relazionate in qualche modo con questi strumenti finanziari appoggiati ad una fragile bolla. I casi più risonanti furono Freddie Mac, Fannie Mae, Bearns Stearns, e più recentemente Lehman Brothers e AIG, ci sono state un centinaio di entità danneggiate in USA e alcune in Europa che hanno dovuto sostenere.

Questo effetto domino ha già un anno, e ancora non è arrivato alla sua fine. Il governo degli Stati Uniti e la Riserva Federale iniettano centinaia di migliaia di milioni per moderare il terremoto, però niente è sufficiente, e la crisi delle ipoteche ha contaminato tutti i mercati finanziari e di borsa. I finanziatori tolgono il denaro dalle banche e dai fondi di investimento per panico e sfiducia, con questa azione debilitano ancora più il sistema finanziario. Gli intestatari di buoni o azioni cercano di venderli per avere contanti, o perché prevedono una maggiore svalorizzazione degli stessi, e nel farlo gli stessi perdono di valore sempre più.  Cioè, si sta passando dalla dimensione ipotecaria (di per se enorme), alla dimensione della profezia auto compiuta di una corrida bancaria e di borsa che genera fallimenti a catena.  Oggi è questo il problema che sta affrontando gli Stati Uniti.

 

Fino a dove arriverà la crisi?

È molto difficile sapere quando si toccherà il fondo. 

In primo luogo perché anche se non si sa bene dove è arrivata la contaminazione degli strumenti finanziari supportati con le “ipoteche spazzatura”, data la complessità di tali strumenti. 

In secondo luogo perché oltre al problema finanziario di origine, appare il fattore psicologico della sfiducia dei risparmiatori, molto più difficile da misurare e prevenire, che seguirà ad approfondire le sue ripercussioni nell’economia reale, fondamentalmente attraverso la restrizione del credito per gli investimenti e il consumo e attraverso la perdita di capacità di spendere della popolazione, si andrà accentuando la spirare recessiva. 

In terzo luogo, perché la interdipendenza tra l’economia del mondo con quella degli Stati Uniti, aprono una ventola di molteplici conseguenze che si andranno retro alimentando. 

L’economia degli Stati Uniti rappresenta il 25% dell’economia mondiale, ed è sommamente interdipendente con Cina, Giappone ed Europa, insieme con i quali teniamo più del 50% dell’economia mondiale danneggiati direttamente dalla crisi. Quindi praticamente nessun paese sta isolato dalle conseguenze, anche se indirettamente ed in differenti gradi. 

Una recessione negli Stati Uniti implica  una forte diminuzione del consumo del principale compratore di prodotti fabbricati in Cina e  Giappone. Un rallentamento nell’economia cinese come conseguenza della diminuzione di esportazione, implicherà meno importazione di materie prime da parte di questo paese al resto del mondo. 

A sua volta la sfiducia verso gli investimenti di rischio danneggerà il flusso degli investimenti nei denominati paesi emergenti. Però in quale profondità e per quanto tempo si darà questo, impossibile anticiparlo.

Il governo degli Stati Uniti, contraddicendo i loro propri “principi” di ortodossa liberale, di lasciare che i mercati si auto regolino e falliscano chi deve fallire, sta facendo un appello a risorse  eterodosso, iniettando centinaia di migliaia di milioni di dollari nel barile senza fondo della crisi finanziaria. Se lo continuerà a fare, forse eviterà l’Apocalisse di un nuovo crack maggiore di quello del 1929, però a costo di portare i suoi indebitamenti come nazione a dei limiti inimmaginabili. Ma più in là della poca o maggiore spettacolarità che abbia la caduta, quello che è sicuro è una recessione e un indebolimento prolungato nella maggiore economia del mondo.

 

Come danneggerà l’Argentina

In una economia globalizzata, le ripercussioni di una simile crisi arrivano da per tutto, però nella misura in cui gli effetti vengono per rimbalzo sono sempre meno prevedibili nel breve tempo, e poco misurabili nel medio tempo. 

Per esempio, lo sproporzionato aumento del prezzo internazionale del petrolio e delle materie prime che si è dato fino a pochi mesi fa, e la loro recente e bruta caduta, riguarda il fatto che molti investitori che uscirono dal mercato immobiliario, fuggirono verso le commodities e formarono una passeggera bolla in questo mercato, che ora si sta dissolvendo.  

Però fino a che questi capitali si inclinino definitivamente verso un qualche tipo di investimento di medio tempo, seguiranno provocando turbolenze difficili da prevedere.

 

Al momento molti capitali stanno andando ai buoni del tesoro degli Stati Uniti (che in oltre sta emettendo  obbligazioni a man salva che servono a detenere fondi per il salvataggio del mercato finanziario), perché li si considera sicuri, anche se non danno praticamente garanzia. 

Per ora si vendono obbligazioni del debito argentino, con i quali abbattono il prezzo ma mettono a rischio il paese, in oltre con la loro vendita salgono i tassi di interesse con i quali l’Argentina potrebbe ottenere credito.  

Al momento sono abbassati i prezzi dei prodotti agricoli che esporta Argentina, per lo sgonfiamento della bolla transitoria, ma i prezzi restano ancora redditizi per i produttori. Però tutto questo è per questo momento. 

Potrebbe succedere che quando passa il panico, qualche investitore consideri che certi prodotti in Argentina sono meno rischiosi che i mercati speculativi del primo mondo, o forse no. 

Potrebbe succedere che il calo dei prezzi delle materie prime faccia diminuire la pressione inflazionistica, e questo porti sollievo. 

Sicuramente che una recessione in USA contagerà la Cina e il Brasile, che hanno una maggiore relazione commerciale con gli Stati Uniti di quella che tiene Argentina; però siccome Argentina ha molte relazioni commerciali con il Brasile e la Cina, resta danneggiata indirettamente. 

Però come si può sapere la misura degli effetti indiretti, se neanche se si vuole si può misurare nel caso siano effetti diretti? Quello che si sappiamo è che Argentina non è nella lista di quelli che si vedranno più danneggiati. Perché anche se potrà avere problemi per ottenere crediti, li ha avuti anche in questi ultimi anni e nonostante questo è cresciuta, “vivendo con il nostro”, come dice Aldo Ferrer.  Perché sebbene alcuni paesi possono diminuire la domanda di alcuni dei prodotti che esporta Argentina, c’è da considerare che prima, in alcuni settori ha dovuto limitare le esportazioni al fine di garantire le forniture  interne e non per questo sono diminuite per questo tanto le esportazioni.

Le riserve accumulate in Argentina, il margine che ancora ha di avanzo fiscale e commerciale, le danno una copertura che le permettirà di ammortizzare fino ad un certo punto gli effetti collaterali della crisi degli Stati Uniti. 

Però ora più che niente si dovrà lavorare in un piano economico e una riforma tributaria che assicuri, oltre all’avanzo fiscale il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali, per raggiungere uno sviluppo e redistribuzione della ricchezza, finora in grado di contrastare qualsiasi collasso di  recessione in alcuni settori più esposti alla crisi internazionale. 

Conclusioni

 

in definitiva, questa crisi del capitalismo e della globalizzazione, dimostrano una volta in più che si deve smettere con la speculazione finanziaria nel mondo, forzando il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali. 

Il mondo non può essere governato dalla tirannia del capitale speculativo, che genera povertà e caos dovunque.

Il mondo deve avanzare verso una Nazione Umana Universale, nella quale i popoli, attraverso la democrazia diretta, trovino una soluzione al fatto che le immense risorse che oggi si destinano alla speculazione finanziaria, all’usura e agli armamenti, vadano invece a contribuire allo sviluppo che faccia terminare la povertà. 

In questo senso ci sarà da stare attenti, perché questa implosione finanziaria nell’impero lo sta debilitando, ma come una belva ferita, che al fine di riconquistare il potere, può pretendere di ricorrere alla forza bruta, più di quanto ha fatto finora. 

Guillermo Sullings

18/09/08

la crisi di questo sistema economico

Un paio di articoli che fanno un po’ di chiarezza sulla crisi economica sta avvenendo in USA.

Dal secondo articolo, di Eugenio Benetazzo, riporto:

Per ritornare in argomento sappiate comunque che la crisi è solo all’inizio, tutt’altro che passata ! Pensate all’estate scorsa, quando iniziarono le prime avvisaglie dei subprime statunitensi: dai media nazionali ci venne subito raccontato che non ci si doveva preoccupare in quanto l’Europa più di tanto non era coinvolta. Le stime iniziali sulle perdite presunte ammontavano a circa 250 MLD di dollari. Oggi siamo ad oltre i 2000 MLD.

Generalmente gli Stati Uniti anticipano gli altri mercati con sei/nove mesi, perciò è presumibile aspettarsi nei prossimi mesi momenti poco incoraggianti anche per la situazione finanziaria in Europa.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/09/mercati-nulla-come-prima-editoriale-zingales.shtml?uuid=6afed496-8701-11dd-a768-f1df2345d4c3

 

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=5031

Perchè la crisi dei mutui subprime e il mercato del lavoro “flessibile”

il mondo del lavoro non si può certo dire che sia quello di 10 anni fa. tanto meno quello di 20 o di 30.

mentre continuamo ad allertare sulla direzione catastrofica di un’economia basata sulla speculazione finanziaria e cerchiamo di proporre alternative, o quantomeno a metterle in discussione, l mondo va avanti inesorabile, come una grande petroliera con una massa in moto così grande che sembra utopico cambiarne la direzione in vista della costa.

vi propongo un articolo molto interessante che collega le ultime avanguardie del lavoro (il tanto elogiato “lavoro flessibile”) e i recenti e prossimi crolli di tutta la finanza delle compagnie di assicurazioni e banche:

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5027

un abbraccio

Il crollo è pubblicato

“il crollo è pubblicato.”

questa frase sintetizza molte cose: 

1) sta avvenendo un crollo del sistema. difficilmente si potrebbero interpretare gli eventi degli ultimi mesi

2) lo si sta rendendo pubblico, ovvero non si può più tenerlo nascosto e relegarlo agli interessi degli studiosi di economia politica e società

3) sono anni che lo si prevedeva e si avvertiva: un sistema chiuso basato sulla speculazione finanziaria e mentenuo con la violenza non può durare a lungo

4) i cambiamenti che arriveranno potranno essere molto interessanti. è probabile che il tutto si incanali verso una situazione di enormi tensioni internazionali, ma è anche possibile qualche altra risposta