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Il complotto degli idioti

amici, sto per tornare a fare meta-informazione, più cattivo che mai!

intanto vorrei segnalare gli articoli di Paolo , che io leggo regolarmente e trovo quantomeno molto interessanti.

per chi non lo conoscesse è il giornalista che ha firmato i più bei report della trasmissione Report, per poi essersi trovato abbandonato da mamma RAI (e dal team di Report!) nel momento in cui le Big Pharma hanno fatto grande causa per uno dei suoi reportage più delicati.

da quel giorno svolge attività da “libero” contro tutti..

stamani leggo su un che Calderoli parla di “” sulla questione Boffo, e non posso non condividere il seguente :

http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=132

buona lettura ma sopratutto buone meditazioni.

Repubblica è un giornale di fogna?

non possono pubblicare un sul dei mostri nelle fognature e farlo passare praticamente per vero.

http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/mostro-fogne/mostro-fogne/mostro-fogne.html?ref=hpspr1

vedi il e ti servono 5 secondi per capire che è una colonscopia.. o quantomeno (dal movimentodell’acqua) capisci che è una MICRO-camera in un tubino molto piccolo.. quindi certo non una fognatura.

ok che è estate e tutti devono fare audience.. ma consideriamo bene da dove arrivano le credenze che abbiamo.

Repubblica fa (e ne ha fatti una marea e continua a fare) una tremenda.

purtroppo gli altri giornali non sono da meno. purtroppo purtroppo le sono estremamente peggio.

Cosa non sai dei pirati somali

normalmente quando ai cominciano a passare qualche notizia che parla di un “pericolo” per noi, magari reiterando un “crimine” che minaccia la nostra sicurezza.. non so perchè ma alzo le antennine e sento odore di “non ce la stanno dicendo tutta”.

il seguente (tratto da the independent inglese e tradotto da www.comedonchisciotte.org ) dà un’altro punto di vista sui somali he credo sia bene tenere bene a mente.

somali_piratesDI JOHANN HARI
The Independent

Da Repubblica.it (20/04): “Il Puntland contro il Buccaneer ‘Doveva sversare rifiuti tossici’”. Le accuse mosse dalle autorità della regione semi-autonoma della Somalia al rimorchiatore italiano sequestrato dai . La società Micoperi: “Era vuoto”.

Chi avrebbe immaginato che, nel 2009, i governi mondiali avrebbero dichiarato una nuova Guerra ai ? Mentre state leggendo quest’, la British Royal Navy – con il sostegno dalle navi di più di due dozzine di stati, dall’America alla Cina- sta navigando verso le acque somale per affrontare uomini che noi ci figuriamo ancora come furfanti da sceneggiata con tanto di pappagallo sulla spalla. Presto inizieranno a combattere le navi somale e a cacciare i sulla terraferma, in una delle regioni più piegate della terra. Ma dietro alla stravaganza del tipo ‘avanti-miei-prodi’ che questa storia racchiude, si nasconde uno scandalo non confessato. Le persone che i nostri governi stanno etichettando come “una delle più grandi minacce del nostro tempo” hanno delle storie incredibili da raccontare – e un po’ di giustizia dalla loro parte.

I non sono mai stati quello che noi in realtà crediamo. Nell’“età d’oro della pirateria” – dal 1659 al 1730 – venne creata dal governo britannico, sull’onda di uno spirito propagandistico, l’idea odierna del pirata come un ladro selvaggio e senza scrupoli. Molte persone comuni la ritenevano però non veritiera: i venivano spesso tratti in salvo dalle navi da folle di sostenitori. Perché? Che cosa coglievano loro che a noi non è concesso intendere? Nel suo libro Furfanti di tutti i Paesi [“Villains of All nations”], lo storico Marcus Rediker scava tra le prove per scoprirlo. All’epoca, diventare mercante o marinaio – raccolto dai porti dell’East End londinese, giovane e affamato – significava finire a navigare in un Inferno di legno. Significava lavorare a tutte le ore su una nave sovraccarica e senza cibo, e a concedersi una breve pausa si finiva frustati con il Gatto a Nove Code dal plenipotenziario capitano. I perditempo abituali correvano il rischio di essere gettati in mare. E dopo mesi o anni di tutto questo, spesso si finiva con l’essere imbrogliati sulla paga.

I sono stati i primi a ribellarsi a questo sistema. Sono andati contro i loro capitani-tiranni e hanno inventato un modo diverso di lavorare sui mari. Non appena riuscivano ad avere una barca, i eleggevano i loro capitano e prendevano tutte le decisioni assieme. Dividevano il bottino nel modo che Rediker definisce “uno dei più egualitari piani di distribuzione delle risorse esistenti nel diciottesimo secolo”. Addirittura, essi prendevano con loro schiavi africani fuggitivi e ci vivevano assieme, trattandoli da eguali. I hanno dimostrato “piuttosto chiaramente – e in modo sovversivo- che le navi non dovevano necessariamente essere condotte con i modi brutali e oppressivi utilizzati dal servizio mercantile e dalla flotta britannica”. Ecco perché erano popolari, nonostante fossero dei ladri poco produttivi.

Le parole di un pirata di quell’epoca perduta – un giovane inglese di nome William Scott – dovrebbero risuonare in questa nuova epoca di . Prima di essere impiccato a Charleston, Carolina del Sud, egli disse: “Quello che ho fatto è stato salvarmi dalla morte. Sono stato costretto a fare il pirata per vivere”. Nel 1991 il governo della Somalia – nel Corno d’ – è collassato. I suoi nove milioni di abitanti da sempre vivono sull’orlo della fame – e molte delle peggiori forze del mondo occidentale hanno visto questa cosa come una grossa opportunità per rubare le riserve di cibo del paese e per versare scorie nucleari nei loro mari.

Esatto: scorie nucleari. Non appena il governo somalo è caduto, misteriose navi europee hanno iniziato a comparire al largo delle coste della Somalia, svuotando grossi barili nell’oceano. Gli abitanti della costa hanno cominciato ad ammalarsi. All’inizio soffrivano di strane irritazioni e di nausea, oltre al fatto che mettevano al mondo bambini malformati. Poi, dopo lo tsunami del 2005, centinaia di barili scaricati e perforati sono stati dispersi sulla spiaggia. La gente ha iniziato a soffrire di sintomi da radiazioni e più di 300 persone sono morte. Ahmedou Ould-Abdallah, inviato delle Nazioni Unite in Somalia, mi dice: “Qualcuno sta svuotando materiale nucleare qui. C’è anche del piombo e metalli pesanti come il cadmio e il mercurio”. La maggior parte di queste scorie proviene da ospedali e aziende europee, che sembrano affidarle alla mafia italiana affinché se ne “liberi” in modo economico. Quando ho chiesto a Ould-Abdallah che cosa stavano facendo i governi dell’Europa per questo, mi ha risposto sospirando: “Nulla. Non c’è stata nessuna attività di ripulitura, nessun risarcimento e nessuna attività preventiva”.

Nello stesso periodo, altre navi europee hanno iniziato a saccheggiare i mari della Somalia privandoli della loro più importante risorsa: il pesce. Noi abbiamo distrutto le nostre riserve ittiche a causa dello sfruttamento eccessivo, e adesso stiamo attaccando le loro. Più di 300 milioni di dollari di tonno, gamberetti, aragoste e altri pesci vengono rubati ogni anno da enormi pescherecci che navigano illegalmente nelle acque somale non protette. I pescatori locali hanno improvvisamente perso la loro fonte di sostentamento e stanno morendo di fame. Mohammed Hussein, un pescatore nella città di Marka,100 km a sud di Mogadiscio, ha detto all’agenzia Reuters: “Se non si fa niente, presto non ci sarà più pesce nelle nostre acque costiere”.

E’ questo il contesto da cui emergono gli uomini che noi ora chiamiamo “”: tutti sono concordi nell’affermare che essi erano dei normali pescatori somali, i quali inizialmente si sono armati di motoscafi nel tentativo di frenare la pesca a strascico e le scarico di scorie chimiche, o almeno di imporre una “tassa” su tali attività. In una surreale intervista telefonica, uno dei capi dei , Sugule Ali, disse che il loro scopo era di “fermare la pesca illegale e lo scarico nelle nostre acque…Noi non ci consideriamo banditi del mare. Noi consideriamo banditi del mare quelli che pescano illegalmente e che rovesciano nelle nostre acque scorie nucleari e portano armi nel nostro mare”. William Scott avrebbe capito queste parole.

No, tutto questo non giustifica la cattura di prigionieri e sì, alcuni sono evidentemente solo dei gangster – specialmente quelli che si sono impossessati delle scorte inviate dal World Food Programme. Ma i “” godono del massiccio sostegno della popolazione locale per una ragione. Il sito somalo d’informazione indipendente WardherNews ha condotto l’indagine più approfondita che abbiamo a disposizione riguardo a ciò che la gente somala pensa e ha scoperto che il 70% della popolazione “sostiene fermamente la pirateria come una forma di difesa nazionale delle acque territoriali del paese”. Durante la guerra rivoluzionaria in America, George Washington e i padri fondatori americani pagarono i affinché proteggessero le acque territoriali americane perché non avevano una loro marina o una guardia costiera. La maggior parte degli americani li sosteneva. E’ tanto diverso?

Ci aspettavamo forse che i somali affamati restassero passivi sulle loro spiagge, a fare il bagno nelle nostre scorie nucleari guardandoci mentre rubiamo loro il pesce che verrà mangiato nei ristoranti di Londra, Parigi e Roma? Non abbiamo fatto nulla per fermare quei crimini – ma quando qualche pescatore reagisce interrompendo il corridoio di transito del 20 percento della fornitura mondiale di petrolio, allora noi iniziamo a gridare al “male”. Se veramente vogliamo occuparci della pirateria, dobbiamo arrestarne la causa originaria – i nostri crimini – prima di spedire navi armate a scovare i criminali somali.

La storia della guerra ai del 2009 è stata riassunta nel modo migliore da un altro pirata, che è vissuto e morto nel IV secolo avanti cristo. Egli era stato catturato e portato davanti ad Alessandro Magno, il quale voleva sapere “a cosa mirasse prendendo possesso del mare”. Il pirata sorrise e rispose: “A ciò a cui miri tu impadronendoti di tutta la terra; ma io, che lo faccio con una barca insignificante, vengo chiamato ladro mentre tu, che lo fai con una grande flotta, vieni chiamato imperatore”. E di nuovo, le nostre grandi navi imperiali oggi navigano per i mari – ma chi è il ladro?

POST SCRIPTUM: Alcuni commentatori guardano con perplessità al fatto che sia lo scarico delle scorie tossiche sia il furto di pesce avvengano nello stesso posto –il pesce non viene contaminato? Di fatto, la costa somala è vasta, estendendosi per 3.300 km. Per rendere l’idea, pensate a quanto sarebbe facile – se non ci fossero la guardia costiera o l’esercito- rubare pesce dalla Florida o gettare scorie nucleari in California. Questi sono eventi che accadono in posti diversi ma con gli stessi terribili effetti: morte della popolazione locale e incoraggiamento del la pirateria. Non c’è nessuna contraddizione.

Johann Hari scrive per il quotidiano The Independent.

Titolo originale: “You Are Being Lied to About Pirates”

Fonte: http://www.independent.co.uk/
Link
12.04.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RACHELE MATERASSI

Tu vedrai quello che voglio io… a me gli occhi!

premessa: ringrazio moltissimo Paolo Attivissimo per il suo blog che leggo spesso e il suo post che ha accompagnato la mia colazione di stamane.

Oggi che il 99% della “verità” passa attraverso la e i gestori dei , con e giornali a fare da creatori di pubblica opinione.. ovvero le opinioni e i punti di vista che loro pubblicano diventano l’opinione pubblica, è quantomeno doveroso un corso di auto pronto soccorso per non friggere come calamari.

Ma poche parole e molte immagini: guardatevi questi trailers di film molto famosi: Mary poppins, Shining, lo Squalo e Ritorno al futuro. Scoprirete come basta cambiare la sequenza delle immagini (sono esattamente le immagini originali dei relativi films), cambiare la musica di sottofondo et voilà… esattamente l’opposto della realtà è servita!!!

buon divertimento. ma sopratutto.. BUONA MEDITAZIONE.

Mary Poppins (con geniale citazione de L’Esorcista):

Shining diventa l’allegra storia di uno scrittore in difficoltà:

Lo Squalo è una tenera storia d’amore incompreso (attenzione: alcune scene sono impressionanti):

Brokeback to the Future: Ritorno al Futuro come non l’avevate mai immaginato:

Sosteniamo Il Manifesto

se Il Manifesto non trova nuove forme di finanziamento, grazie alla nuova finanziaria che taglia i fondi pubblici all’editoria cooperativa, entro Natale molto probabilmente morirà.

personalmente ho rinnovato l’abbonamento web (120 euro per avere il PDF tutte le mattine) non potevo permettermi di più…

credo che (che piaccia o no) sia forse l’ultimo quotidiano che mette punti di vista non schierati con il sistema politico / economico / militare / religioso, tantomeno commerciale/pubblicitario.

quello che si può fare.. e potresti fare anche tu, è dare un contributo di 10, 20, 50, 100, 200, 500, 1000 euro (quindi in totale 1890 euro.. no scherzo! :p)

  • On line, versamenti con carta di credito sul sito http://abbonarsionline.ilmanifesto.it/abbonarsionline/sottoscrizioni.jsp è il metodo più veloce ed efficace.
  • telefonicamente, sempre con carta di credito, al numero 06-68719888, o via fax al numero 06-68719689. Dal lunedì al sabato, dalle ore 10,30 alle 18,30. Dove potete telefonare anche per segnalare, suggerire e organizzare iniziative di sostegno.
  • Con bonifico bancario presso la Banca popolare etica – Agenzia di Roma – intestato a – IBAN IT40K0501803200000000535353.
     

Ascolti tv: De Filippi batte Pupo

http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/spettacolo/news/2008-09-21_121251561.html

il no comment è d’obbligo ;)