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IMPLOSIONE NELL’IMPERO

riporto un interessante articolo di Guillermo Sullings, economista latino-americano e portavoce del nuovo umanesimo per l’Argentina, che può dare diversi spunti di comprensione e approfondimento della situazione attuale.

IMPLOSIONE NELL’IMPERO

Il contesto nel quale si dà questa crisi

In questi giorni stiamo assistendo all’approfondimento di una enorme crisi finanziaria, con l’epicentro negli Stati Uniti ma con delle conseguenze in tutto il mondo. In realtà questa crisi è cominciata a mostrarsi da un anno, ma si stava generando già nel 2006, e le sue radici sono anteriori. Potremmo sicuramente dire che  la “terra fertile” per lo sviluppo di tali radici, sono state arate da decadi.

Nell’anno 2000, quando abbiamo pubblicato “Economia Mista”, dedicammo dei paragrafi a quello che denominammo “la trappola del credito”, come il fenomeno con il quale si stimola le persone ad anticipare il consumo mediante l’indebitamento. In un primo momento il livello di consumo si incrementa (perché le persone spendono l’equivalente di quello che guadagnano, in più l’equivalente a ciò di cui si fanno debitori), e in un secondo momento i loro consumi diminuiscono perché i debiti devono ridurre le loro spese regolari, per generare un risparmio che gli permette di pagare ciò di cui sono debitori, più gli interessi incorporati, che nel caso del credito a lungo tempo, possono arrivare a duplicare il valore di ciò che si è acquistato. Da una parte genera un trasferimento di ingressi dall’economia produttiva verso la banca, e da un’altra parte genera cicli di successiva espansione e contrazione nell’economia. 

Questo perché, mentre quando si espande il credito, il maggior consumo, genera una crescita dell’economia reale, (e quindi la gente aumenta i loro ingressi e si crea le condizioni per affrontare le sue spese e i suoi debiti), siccome il ritmo di crescita reale è sempre minore rispetto la crescita del credito, si generano le famose “bolle”, che inevitabilmente scoppiano. 

Quando parliamo di questi temi di “Economia Mista”, menzioniamo anche al livello di indebitamento che avevano già nella società Statunitense, ed abbiamo detto che in qualche momento questa situazione sarebbe scoppiata. Tutto indica che questo momento si sta avvicinando. Non è per nulla facile stimare i tempi di queste cose. Quando nel 1998 abbiamo anticipato la caduta della convertibilità Argentina, abbiamo potuto realizzare l’analisi su una economia molto più piccola, più semplice, e limitata ad un solo paese. 

L’economia degli Stati Uniti invece, oltre ad essere enormemente maggiore e più complessa, ha potuto “esportare” i suoi problemi, e si dovrebbe avere un enorme quantità di informazioni da tutto il mondo, per fare previsioni più precise. Però non vi sono dubbi che la tendenza sia verso una crisi ogni volta più profonda.

Prima di riferirci al detonante della crisi attuale, c’è da capire come funziona la società Statunitense rispetto al credito, al consumo e all’investimento speculativo. 

In questo paese esiste una cultura molto radicata rispetto l’indebitarsi per salire nella scala sociale (mediante il consumo). E  chi  ha capacità di risparmio, ha una cultura molto diffusa nell’investire in azioni, fondi di finanziamento, e tutta una serie di complessi strumenti finanziari, che qui per la gente comune non capisce neanche di che si tratta. 

Negli Stati Uniti la maggior parte  della popolazione si indebita per comprare elettrodomestici, auto e case, e quando li termina di pagare si indebita per rinnovarli. Gli studenti universitari si indebitano per pagare i loro studi e dopo pagano i loro crediti quando  li ricevono. E’ una società indebitata, al punto tale che nel momento attuale, il livello di indebitamento medio delle casalinghe è del 120% dei loro ingressi annuali; ovvero in media, se i cittadini statunitensi potessero stare un anno senza spendere un dollaro neanche per mangiare, ugualmente dovrebbero lavorare tutto questo anno e qualche mese in più per pagare quello che devono. 

Il 75% di questi debiti corrispondono a debiti ipotecari, detonanti dell’attuale crisi. Però questo livello di indebitamento dei cittadini Statunitensi, non è solamente interno (tra di loro), ma oltre a questo si sta finanziando con l’enorme deficit che ha questo paese tanto nella bilancia commerciale, come nella bilancia dei pagamenti, visto che è il governo più indebitato del pianeta.  

Tra Cina e Giappone accumulano titoli del debito Statunitense di un valore quasi di 2 bilioni di dollari, grazie al loro surplus commerciale con quel paese.

 

Gli antecedenti della crisi attuale

All’interno del contesto di una società abituata ad indebitarsi crescentemente,  da una parte, e a generare bolle di investimenti dall’altra, è lì che comincia a crescere la bolla immobiliaria tra il 2002 e il 2005. 

In quegli anni la Riserva Federale aveva abbassato i tassi per attivare l’economia, dopo l’impatto recessivo che generò i timori a partire dagli attentati dell’11 settembre. 

Le banche quindi potevano indebitarsi per il 2 % annuale, e fare prestiti per l’8% annuale a chi voleva comprare o costruire una casa. Era un grande negozio finanziario, per se stesse, però la voracità delle banche non si conformava con ciò; per attirare molti più clienti che prendessero il loro credito ipotecario, rilassarono le loro regole e i loro controlli e aggiudicarono crediti a persone con meno solvenza (ipoteca “subprime”), e fu l’auge dell’affare immobiliare, che fece salire e salire il prezzo delle proprietà. 

Però a loro volta per poter prestare a ogni volta più clienti, le banche avevano bisogno di attrarre fondi nel mercato, così fu quando cominciarono ad offrire in garanzia le stesse ipoteche che avevano nelle cartelle dei loro clienti. 

Fecero questo una e un’altra volta, e le ipoteche si trasformarono in supporti di tutta una complessa trama di strumenti finanziari dei quali arrivarono a partecipare anche le banche europee. 

Milioni di risparmiatori, attraverso delle banche, fondi di investimento, e imprese quotate in borsa, finanziarono la crescita della bolla, la maggioranza delle volte senza sapere quale era la garanzia finale dei loro investimenti. 

Tutto questo d’accordo con il prestigioso rating di rischio che tanto si sono occupati di squalificare le economie emergenti, e mai hanno avvertito i risparmiatori sul rischio di questi irrazionali strumenti di credito del primo mondo. Tutto è stato un affare prospero mentre le proprietà salivano di valore e la ruota dell’indebitamento e dei pagamenti delle quote seguiva funzionando. Però come tutte le bolle un giorno è scoppiata.

La Riserva Federale cominciò ad aumentare i tassi fino a superare il 5% per contenere l’inflazione, e così le banche aumentarono anche loro i tassi dei crediti ipotecari già aggiudicati ( quelli a tasso variabile). 

Molti proprietari che non erano molto solvibili, già iniziavano ad entrare in mora; con l’aumento dei tassi la mora si moltiplicò e già nel 2006 si ebbe 1,200,000 esecuzioni ipotecarie. Il valore delle proprietà, che era arrivato a livelli irrazionali, cominciò a sgonfiarsi, prima per la logica dei valori relativi, però questo sgonfiamento si accellerò quando molti proprietari misero in vendita le loro case perché non potevano pagare le quote della loro ipoteca. 

Questo calo della proprietà fece che molti proprietari avessero con la banca un debito maggiore al valore della loro casa, con il quale l’avevano messa in vendita, valore che a sua volta condizionato dalle vendite continuò ad abbassarsi. 

Al giorno di oggi si stima che più di 5,000,000 famiglie hanno in vendita la loro casa perché non possono pagare l’ipoteca, e ci sono 2,000,000 che stanno per perderla in una esecuzione ipotecaria.

Quando scoppiò la crisi in agosto del 2007, si stimava che avevano morosità accumulate di più di 500,000 milioni di dollari nel mercato delle ipoteche. 

Però molto maggiore era la perdita di valore dei titoli e azioni che stavano supportati dalle chiamate “ipoteche spazzatura”. In altre parole, molte delle banche vincolate in affari immobiliari non poterono affrontare i loro debiti perché evaporarono i loro attivi, supportati da ipoteche non creditizie e svalutate. 

In questa complessa trama finanziaria, l’effetto domino iniziò a portare al fallimento molte entità relazionate in qualche modo con questi strumenti finanziari appoggiati ad una fragile bolla. I casi più risonanti furono Freddie Mac, Fannie Mae, Bearns Stearns, e più recentemente Lehman Brothers e AIG, ci sono state un centinaio di entità danneggiate in USA e alcune in Europa che hanno dovuto sostenere.

Questo effetto domino ha già un anno, e ancora non è arrivato alla sua fine. Il governo degli Stati Uniti e la Riserva Federale iniettano centinaia di migliaia di milioni per moderare il terremoto, però niente è sufficiente, e la crisi delle ipoteche ha contaminato tutti i mercati finanziari e di borsa. I finanziatori tolgono il denaro dalle banche e dai fondi di investimento per panico e sfiducia, con questa azione debilitano ancora più il sistema finanziario. Gli intestatari di buoni o azioni cercano di venderli per avere contanti, o perché prevedono una maggiore svalorizzazione degli stessi, e nel farlo gli stessi perdono di valore sempre più.  Cioè, si sta passando dalla dimensione ipotecaria (di per se enorme), alla dimensione della profezia auto compiuta di una corrida bancaria e di borsa che genera fallimenti a catena.  Oggi è questo il problema che sta affrontando gli Stati Uniti.

 

Fino a dove arriverà la crisi?

È molto difficile sapere quando si toccherà il fondo. 

In primo luogo perché anche se non si sa bene dove è arrivata la contaminazione degli strumenti finanziari supportati con le “ipoteche spazzatura”, data la complessità di tali strumenti. 

In secondo luogo perché oltre al problema finanziario di origine, appare il fattore psicologico della sfiducia dei risparmiatori, molto più difficile da misurare e prevenire, che seguirà ad approfondire le sue ripercussioni nell’economia reale, fondamentalmente attraverso la restrizione del credito per gli investimenti e il consumo e attraverso la perdita di capacità di spendere della popolazione, si andrà accentuando la spirare recessiva. 

In terzo luogo, perché la interdipendenza tra l’economia del mondo con quella degli Stati Uniti, aprono una ventola di molteplici conseguenze che si andranno retro alimentando. 

L’economia degli Stati Uniti rappresenta il 25% dell’economia mondiale, ed è sommamente interdipendente con Cina, Giappone ed Europa, insieme con i quali teniamo più del 50% dell’economia mondiale danneggiati direttamente dalla crisi. Quindi praticamente nessun paese sta isolato dalle conseguenze, anche se indirettamente ed in differenti gradi. 

Una recessione negli Stati Uniti implica  una forte diminuzione del consumo del principale compratore di prodotti fabbricati in Cina e  Giappone. Un rallentamento nell’economia cinese come conseguenza della diminuzione di esportazione, implicherà meno importazione di materie prime da parte di questo paese al resto del mondo. 

A sua volta la sfiducia verso gli investimenti di rischio danneggerà il flusso degli investimenti nei denominati paesi emergenti. Però in quale profondità e per quanto tempo si darà questo, impossibile anticiparlo.

Il governo degli Stati Uniti, contraddicendo i loro propri “principi” di ortodossa liberale, di lasciare che i mercati si auto regolino e falliscano chi deve fallire, sta facendo un appello a risorse  eterodosso, iniettando centinaia di migliaia di milioni di dollari nel barile senza fondo della crisi finanziaria. Se lo continuerà a fare, forse eviterà l’Apocalisse di un nuovo crack maggiore di quello del 1929, però a costo di portare i suoi indebitamenti come nazione a dei limiti inimmaginabili. Ma più in là della poca o maggiore spettacolarità che abbia la caduta, quello che è sicuro è una recessione e un indebolimento prolungato nella maggiore economia del mondo.

 

Come danneggerà l’Argentina

In una economia globalizzata, le ripercussioni di una simile crisi arrivano da per tutto, però nella misura in cui gli effetti vengono per rimbalzo sono sempre meno prevedibili nel breve tempo, e poco misurabili nel medio tempo. 

Per esempio, lo sproporzionato aumento del prezzo internazionale del petrolio e delle materie prime che si è dato fino a pochi mesi fa, e la loro recente e bruta caduta, riguarda il fatto che molti investitori che uscirono dal mercato immobiliario, fuggirono verso le commodities e formarono una passeggera bolla in questo mercato, che ora si sta dissolvendo.  

Però fino a che questi capitali si inclinino definitivamente verso un qualche tipo di investimento di medio tempo, seguiranno provocando turbolenze difficili da prevedere.

 

Al momento molti capitali stanno andando ai buoni del tesoro degli Stati Uniti (che in oltre sta emettendo  obbligazioni a man salva che servono a detenere fondi per il salvataggio del mercato finanziario), perché li si considera sicuri, anche se non danno praticamente garanzia. 

Per ora si vendono obbligazioni del debito argentino, con i quali abbattono il prezzo ma mettono a rischio il paese, in oltre con la loro vendita salgono i tassi di interesse con i quali l’Argentina potrebbe ottenere credito.  

Al momento sono abbassati i prezzi dei prodotti agricoli che esporta Argentina, per lo sgonfiamento della bolla transitoria, ma i prezzi restano ancora redditizi per i produttori. Però tutto questo è per questo momento. 

Potrebbe succedere che quando passa il panico, qualche investitore consideri che certi prodotti in Argentina sono meno rischiosi che i mercati speculativi del primo mondo, o forse no. 

Potrebbe succedere che il calo dei prezzi delle materie prime faccia diminuire la pressione inflazionistica, e questo porti sollievo. 

Sicuramente che una recessione in USA contagerà la Cina e il Brasile, che hanno una maggiore relazione commerciale con gli Stati Uniti di quella che tiene Argentina; però siccome Argentina ha molte relazioni commerciali con il Brasile e la Cina, resta danneggiata indirettamente. 

Però come si può sapere la misura degli effetti indiretti, se neanche se si vuole si può misurare nel caso siano effetti diretti? Quello che si sappiamo è che Argentina non è nella lista di quelli che si vedranno più danneggiati. Perché anche se potrà avere problemi per ottenere crediti, li ha avuti anche in questi ultimi anni e nonostante questo è cresciuta, “vivendo con il nostro”, come dice Aldo Ferrer.  Perché sebbene alcuni paesi possono diminuire la domanda di alcuni dei prodotti che esporta Argentina, c’è da considerare che prima, in alcuni settori ha dovuto limitare le esportazioni al fine di garantire le forniture  interne e non per questo sono diminuite per questo tanto le esportazioni.

Le riserve accumulate in Argentina, il margine che ancora ha di avanzo fiscale e commerciale, le danno una copertura che le permettirà di ammortizzare fino ad un certo punto gli effetti collaterali della crisi degli Stati Uniti. 

Però ora più che niente si dovrà lavorare in un piano economico e una riforma tributaria che assicuri, oltre all’avanzo fiscale il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali, per raggiungere uno sviluppo e redistribuzione della ricchezza, finora in grado di contrastare qualsiasi collasso di  recessione in alcuni settori più esposti alla crisi internazionale. 

Conclusioni

 

in definitiva, questa crisi del capitalismo e della globalizzazione, dimostrano una volta in più che si deve smettere con la speculazione finanziaria nel mondo, forzando il reinvestimento produttivo dei guadagni imprenditoriali. 

Il mondo non può essere governato dalla tirannia del capitale speculativo, che genera povertà e caos dovunque.

Il mondo deve avanzare verso una Nazione Umana Universale, nella quale i popoli, attraverso la democrazia diretta, trovino una soluzione al fatto che le immense risorse che oggi si destinano alla speculazione finanziaria, all’usura e agli armamenti, vadano invece a contribuire allo sviluppo che faccia terminare la povertà. 

In questo senso ci sarà da stare attenti, perché questa implosione finanziaria nell’impero lo sta debilitando, ma come una belva ferita, che al fine di riconquistare il potere, può pretendere di ricorrere alla forza bruta, più di quanto ha fatto finora. 

Guillermo Sullings

18/09/08

come risparmiare e vivere tutti più felici

riporto questa bellissima lista pubblicata dal Manifesto il 23 aprile. che si diffonda e sia presa in seria considerazione!

Acqua del rubinetto
Non comprando l’acqua ferma in bottiglia risparmiamo mezzo euro a testa al giorno, e 200.000 tonnellate di plastica all’anno in Italia, enormi quantità di petrolio per la produzione e i trasporti. Lettura: Piccola guida al consumo critico dell’acqua (Altreconomia, 2 euro).
Acqua da non sprecare
I riduttori di flusso, piccoli aggeggi dal costo di uno o due euro che si applicano ai rubinetti e alle docce di casa, miscelano acqua e aria permettendo un risparmio a parità di servizio fino al 50 per cento.
Affitto e cohousing
Almeno le spese extraffitto si possono ridurre con il cohousing, modello variegato di comunità residenziale a servizi condivisi e riproducibili anche in un condominio (www.cohousing.it).
Alimenti proteici vegetali
Se la carne porta via un quarto del bilancio alimentare, ragione in più per sostituirla con le proteine etiche, vegetali, ben più sostenibili, accessibili a tutti al mondo, gustose! Lettura: Cucina etica facile (Sonda).
Alimenti biologici
Il cibo bio costa quanto l’altro se: a) si comprano le materie prime (frutta, ortaggi, cereali) per trasformarle in casa; b) si preferiscono le bancarelle bio o i Gas (v.oltre); c) si usano cucinando anche le bucce, le scorze.
Alimenti non pronti
Gli ortaggi già lavati, i piatti già cotti costano anche 5 volte più delle materie prime - sfuse o con piccolo imballaggio - necessarie a produrli. Evitarli risparmia soldi, plastica, polistirolo, e i tanti giri di fabbriche.
Alimenti «vicini» e di stagione
Leggendo la provenienza di frutta, verdura e trasformati ed evitando pesche a Natale, arance in agosto, asparagi in autunno e così via (e la frutta esotica) si risparmiano denaro e oltre 1,5 kg di anidride carbonica ogni mille km percorsi da un kg di alimento (www.coldiretti.it)
Arredo usato
Dai mobili ai tendaggi, dagli oggettini agli scaffali, pescare dalla miniera del già esistente fa risparmiare euri e legno (magari di foresta); e può essere un acquisto solidale (www.manitese.it; www.emmaus.it)
Artigianato d’uso
Una brocca, un piatto, un asciugamano fatti da artigiani italiani o del commercio equo costano di più, ma belli come sono li faremo durare moltissimo. Pagheremo lavoro più che materie prime.
Bicicletta
In media ogni 15 km percorsi in bici si risparmiano 3 kg di anidride carbonica e almeno 1,5 euro se si lascia l’auto e fino a 2 kg di anidride carbonica e un euro se si lascia la moto. Bici usate (con marce) presso le ciclofficine.
Borraccia, bicchiere e thermos
Comodamente in borsa permettono di evitare anche fuori casa le bottiglie di acqua ferma, molte lattine e contenitori di drink zuccherosi, montagnuzze di bicchierini di plastica usa e getta, portando tisane, bevande e caffé da casa e potendo bere a qualunque rubinetto. Costano 10-15 euro e durano anni e anni.
Borse di tela
Belle comode e durevoli sostituiscono gli inutilissimi nove miliardi di shopper usa e getta usati ogni anno in Italia per portare la spesa a casa. Risparmio di 5 centesimi a shopper.
Caffé che sia equo
Al bar costa almeno 70 cent; quanti ne prendiamo al giorno al mese all’anno? Conviene farlo in casa o in ufficio. Quello equo costa forse due miseri euro al mese più dell’altro…
Caldo saggio/1
Due gradi in meno, una sciarpa in più e il clima ringrazia. Pure il portafogli: anche senza riformare la casa o il sistema di riscaldamento, abbassare la temperatura fa risparmiare il 6 per cento per ogni grado ridotto.
Caldo saggio/2
Una valvola termostatica applicata ai radiatori costa una ventina di euro e può far risparmiare fino al 20 per cento dell’energia, dunque molti gas serra.
Caldo saggio/3
Sostituire lo scaldacqua elettrico con uno a metano o solare fa risparmiare centinaia di euro e di kg di CO2 all’anno. E poi scoprire l’acqua fredda!
Car pooling
Se proprio serve l’auto su un dato tragitto, verso il lavoro o la scuola dei figli, almeno condividiamola con altri viaggiatori a turno (individuandoli fra i vicini). Così la spesa e il carburante fossile si dimezzano, o più.
Car sharing
Attivo in varie città, supera l’auto in proprietà (www.icscarsharing.it). L’auto condivisa si prende a pagamento solo quando serve. Risparmi di centinaia di euro all’anno in spese fisse e minimizzazione dell’uso non avendola a portata d’occhio.
Carta riciclata
Igienica o da fotocopie, da scuola o da ufficio, non costa più dell’altra, basta trovarla (www.cartierraverdedellaliguria.it). Inoltre riciclare i fogli e fotocopiare meno fa risparmiare energia, acqua e alberi e qualche cent.
Comunicare anziché cellulare
Evviva chi risparmia coltan e rifiuti elettronici tenendo il vecchio modello e protegge le proprie cellule usandolo «come una radio di emergenza» (secondo il consiglio di un esperto del Cnr di Bologna). Abbiamo tutti una email o una segreteria telefonica. Molto meno onerose anche in euro.
Elettrodomestici
Fanno l’80 per cento della bolletta elettrica. Quelli di classe energetica migliore costano di più ma si ammortizzano in pochi anni. Inoltre: molti si possono sostituire con i manodomestici a energia umana (v. energia umana).
Energia umana
Perché sprecarla in enervigore palestre anziché usarla produttivamente con pedali e manovelle per sostituire macchinari a energia fossile? Biciclette. Radio a manovella, come pile e mulini. Mani per lavare i piatti. Piedi per camminare. I parchi sono ottime palestre; chiedere l’installazione degli economici percorsi vita.
Fotovoltaico
Un impianto per produrre elettricità dal sole richiede almeno 15.000 euro ma con il conto energia (http://www.conto-energia-online.it/) si ammortizzano in pochi anni e il resto è guadagno. Ci sono anche gruppi d’acquisto (www.jacopofo.com/pannellisolari)
Fresco
Mai superare i sei gradi di differenza fra dentro e fuori. Perché ghiacciare in estate sforando tutti i picchi nel consumo di energia? Meglio il ventilatore, la coibentazione, le tende e…al bando le cravatte e le giacche.
Giochi e regali
Fra le regole d’oro del neuropsichiatra infantile Giovanni Bollea: «Dar loro meno, il consumismo apre le porte alla noia». Meglio i giochi meno elettronici, quelli manual-mentali da tavolo, i giochi solari, quelli autocostruibili, gli ecolibri costruiti insieme, i libri ecologisti. Lettura: Il pianeta lo salvo io (Edt).
Gita fuori porta
Non solo a Pasquetta, ma tutto l’anno, scoprire bei luoghi vicini a cui si arriva con i mezzi pubblici per un bel picnic al sacco ci permette anche di trovare erbe e frutti abbandonati o selvatici.
Gruppi d’acquisto solidale
Associarsi a un Gas o fondarne uno con altri amici o colleghi è un modo per ottenere beni di qualità - alimenti, detersivi, pannelli solari, ecovernici, cancelleria… - a prezzi inferiori e conoscendo i produttori.
Igiene, lavaggi e cosmesi
Detersivi, oli, shampoo e saponi si possono fare in casa con poco tempo e molto risparmio (www.forumetici.org). Riscoprire il sapone di Aleppo o Marsiglia invece dei bagnischiuma. Lettura: Cosmesi naturale pratica (Stampa Alternativa).
Lampadine
Le lampadine a basso consumo costano dieci volte più di quelle a incandescenza ma durano 8 volte tanto e consumano un quinto (www.dimagrisco2.it)
Luci
Spegnerle sempre quando non servono; idem per gli stand by che totalizzano se accesi l’8 per cento in media della spesa elettrica. Ecoducatori: contestare le luminarie comunali!
Pannolini lavabili
Senza richiedere fatica o operazioni spiacevoli, l’abbandono dei pannolini usa e getta multinazionali fa risparmiare nei primi due-tre anni di vita circa 2.000 euro, una tonnellata di rifiuti, molta acqua, cellulosa ed energia. Incentivando i nuovi modelli di pannolini lavabili in cotone bio, con sconti ai genitori, i comuni risparmiano 220 euro di smaltimento rifiuti per ogni bambino (http://www.provincia.fe.it/ecoidea/eco-vetrine/pannolini/comuni_ecopannolini.pdf)
Pannelli solari autoprodotti
La Rete per l’aucostruzione solare (www.autocostruzionesolare.it) organizza corsi, laboratori, assistenza, gruppi d’acquisto per ridurre anche a un terzo il costo dell’impianto, facendo in buona parte da sé (come in Austria).
Piaceri e divertimenti
«La maggior parte dei piaceri non richiede il consumo di energia da macchinari» (dal saggio-manuale utopico Bolo’Bolo). Consumi zero di materia e di euri. Vedasi una camminata sotto un viale di tigli fiorito esercitando i cinque sensi (anche il palato, quando si berrà la tisana fatta con i fiori di tiglio raccolti, messi a essiccare all’ombra e conservati in vasetti al buio).
Piatti da campeggio
Con coperchio e stoviglie, ci permettono di consumare nella pausa pranzo il cibo preparato la sera prima; risparmio di almeno 5 euro al giorno, cibi più sani, meno stoviglie usa e getta. Costo di acquisto ammortizzato in tre-quattro giorni di servizio attivo.
Pubblicità
Si ripercuote sul costo del bene/male. Ignorarla (clic mentale), e rifiutarla se cartacea nella cassetta postale o brevi manu.
Regali saggi
Buste e cartoncini da lettera autorealizzati con collage di fiori secchi, foglie, cordicelle, stoffe sono un vero regalo; poi borracce, piatti da campeggio, lenzuoli sacco, borse di tela da noi decorate, brocche artigianali, semi antichi da orto o frutteto.
Rifiuti zero
Minimizzarli, compostarli in condominio (chiedendo lo sconto sulla tariffa). Ecoeducatori: chiedere la raccolta porta a porta, per non doversi caricare del costo ecologico ed economico degli inceneritori….
Riparare
Se una riparazione costa tanto quanto un nuovo oggetto, scegliamo quella: si sosterrà il lavoro di qualcuno ma senza sprecare materia.
Ristoranti d’amici
Invitarsi a turno la sera è un buon modo per risparmiare convivialmente decine di euro.
Scambio di ospitalità per viaggi e vacanze
Macché seconde case cemento-vacanza, o costosi alberghi. Io presto la mia a te, lei presta la sua a me e via triangolando a seconda dei bisogni (www.scambiocasa.com). Ancor meglio l’ospitalità solidale Servas (www.servas.it).
Sigarette
Anche 150 euro al mese (1.750 all’anno) se ne vanno in fumo per un male che mina la salute, arricchisce multinazionali anglosassoni, è coltivato con pesticidi, tanta acqua e danni ai lavoratori…Lettura: E’ facile smettere di fumare se lo sai fare (Allen Carr). Costo 10 euro che si ammortizza in pochi giorni smoke-free.
Telefono fisso
La cooperativa Livecom (www.livecom.coop) è un operatore telefonico non profit. Tariffe speciali senza profitti multinazionali.
Vestiti usati
Il valore di usare abiti più volte in più persone è anche economico. Altro che comprare straccetti cinesi da quattro soldi subito da rottamare.
Viaggi vicini
Gli aerei low cost costano poco ma sono micidiali per il clima. Scoprire le meraviglie che abbiamo intorno, o almeno a portata di treno, pulman, traghetto. E su meno di 700 km l’aereo alla fin fine non è più veloce (se mettiamo nel conto anche i cambi e le attese).